Come studiare i cetacei? Attraverso i suoni emessi

PALERMO. Studiare i cetacei e le altre specie marine che popolano le acque siciliane, unendo la biologia all'astrofisica. Due le strutture già attive in Sicilia: una a 25 chilometri da Catania e l'altra al largo di Capo Passero. In attesa di essere finanziata con fondi europei anche una terza nel Trapanese, vicino Capo Granitola. È l'attività portata avanti dalla collaborazione di biologi e fisici delle Università di Pavia, Torino, Messina e Catania, presentata proprio qualche giorno fa nella Scuola di Etologia della Fondazione Ettore Majorana di Erice. Dall'unione delle conoscenze biologiche con le applicazioni dell'astrofisica sarà possibile conoscere e studiare i comportamenti, le abitudini e le caratteristiche dei mammiferi marini che popolano le acque mediterranee. In breve, attraverso i suoni emessi da questi animali nelle profondità del mare, sarà possibile conoscere da vicino i comportamenti, per esempio, di capodogli, delfini, balenottere e tursiopi. «Ho iniziato a occuparmi di bioacustica negli anni Ottanta - racconta Gianni Pavan, direttore del Centro interdisciplinare di Bioacustica dell'Università di Pavia - quando questo approccio allo studio delle balene era ancora pionieristico. Oggi, invece, ricercatori dell'Infn, dell'Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia), del Cibra e di alcune università effettuano il monitoraggio dei rumori del mare, installando microfoni sottomarini (idrofoni) a grandissima profondità».
Le prime strutture comparvero nel Mare nostrum nel 2005, al largo di Catania e ancorate a 2000 metri di profondità. Nel marzo di quest'anno invece è stata la volta di Capo Passero. «Una piattaforma ben più evoluta, la più grande in Europa - spiega Giorgio Riccobene, responsabile dell'Infn di Catania -. Sta permettendo i primi studi sulla presenza di capodogli, balenottere e altri cetacei, attraverso la rilevazione e lo studio dei loro suoni. Sarà ad esempio possibile riconoscerne le caratteristiche (come specie, grandezza, età). Obiettivo sarà indagare anche sugli elementi di disturbo e di pericolo per queste specie, come l'inquinamento acustico o le collisioni provocati dalla presenza di grandi navi veloci per esempio».
I ricercatori del Cibra e dell'Infn intanto hanno presentato un progetto di installazione di un'altra struttura al largo di Capo Granitola, nel trapanese, attraverso il programma di finanziamento europeo «Life+ 2013», ancora in sede di valutazione da parte della Commissione europea.
A. S.

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