Monte Pellegrino, casa del rospo isolano

PALERMO. Il rospo «nostrano», autoctono, è sotto l’attenta lente di osservazione dell’università di Palermo. Il Gorgo di Santa Rosalia, nelle riserva di Monte Pellegrino, l’area in cui la specie è più numerosa, è sede attuale dello studio.
Si chiama rospo smeraldino ed è l’anfibio siculo endemico. Specie diffusa in tutta la Sicilia, persino nelle isole minori di Ustica e Favignana; mentre, è ancora scarsa la sua presenza nella zona centrale dell’Isola e nel messinese. Una delle popolazioni più numerose, con una colonia di più di mille individui, si riproduce nel Palermitano, nel Gorgo di Santa Rosalia all’interno della Riserva Naturale di Monte Pellegrino, un piccolo stagno naturale poco distante dal Santuario e dove sono attualmente in corso studi sull’ecologia ed etologia dell’esemplare, scientificamente chiamato appunto «Bufo siculus», cioè rospo siculo.
«Indagini morfologiche, fenologiche e genetiche hanno accertato che si tratta di una specie endemica della Sicilia, presente anche a Favignana e Ustica, poco affine alle popolazioni dell’Europa continentale, mentre geneticamente ”più vicina” alla popolazione africana, dalla quale si è però separata da molto tempo» conferma il professore Mario Lo Valvo. La colorazione della pelle del rospo smeraldino siciliano è chiara, con macchie irregolari di colore grigio-verde su tutto il corpo. La pelle è leggermente verrucosa e produce sostanze irritanti. Le dimensioni corporee della popolazione siciliana sono notevoli: «Le femmine adulte possono raggiungere anche i 10 centimetri di lunghezza ed un peso di 113 grammi, mentre i maschi poco più di 8 centimetri e un peso di 69 grammi».
Attivo principalmente di notte, lo si incontra in zone diverse quali boschi, terreni sabbiosi, macchia mediterranea, ma anche in aree coltivate e giardini pubblici. «La maggior parte delle popolazioni siciliane è localizzata entro i 600 metri di altitudine. Nelle aree adiacenti la costa lo si osserva, anche se meno numeroso, durante tutto l’arco dell’anno, senza quindi una vera e propria latenza invernale». In Sicilia la prima deposizione delle uova avviene fra la metà e la fine del mese di gennaio, «in anticipo di circa due mesi rispetto agli esemplari delle località continentali».


A. S.

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