D'Alia: «Serve la tregua alla Regione. Prima le riforme, poi il rimpasto»

Il ministro: va recuperata l’unità della coalizione, anche alla luce del ruolo che i siciliani hanno avuto nel dare stabilità a Letta

PALERMO. Prevede che il governo Letta duri a lungo e dia il tempo alle forze moderate di riaggregarsi in un nuovo soggetto politico che si rifà al Partito popolare europeo. E sul piano regionale propone al Pd e a Crocetta una tregua fino alle elezioni europee, superate le quali si può dare vita a un rimpasto in base ai nuovi equilibri. Gianpiero D’Alia, ministro della Pubblica amministrazione, riunisce a Palermo il comitato regionale e indica la road map.

QUANTO DURERÀ SECONDO LEI IL NUOVO GOVERNO LETTA?
«Ha ottenuto una fiducia qualitativamente migliore di quella con cui ha iniziato il suo cammino. Il rischio di elezioni anticipate mi pare scongiurato almeno fino al 2015. Diciamo che questa partita l’hanno persa i guastatori che giocavano solo per motivi personali. La linea disfattista di chi voleva che le vicende personali di Berlusconi travolgessero tutti, è stata sconfitta. Così come è uscito sconfitto chi pensava di fare della nuova Forza Italia una versione riveduta e corretta del partito di Le Pen. Siamo soddisfatti che abbia prevalso la linea di Alfano».

CHE EVOLUZIONE PREVEDE PER I MODERATI?
«È emersa la volontà di costruire un nuovo soggetto che si ispiri al Ppe e chiami a raccolta tutti i moderati italiani, laici e cattolici. Sarà un modo per mettere insieme chi la pensa alla stessa maniera, separando chi ha idee diverse».

IN QUESTO SENSO LEI AUSPICA UNA SCISSIONE DEL PDL O CHE NEL PDL PREVALGA LA LINEA ALFANO?
«Penso che Alfano e i moderati del Pdl abbiano fatto una scelta coraggiosa e ora non debbano perdersi in un bicchier d’acqua pensando di poter convivere con chi la pensa in modo diverso da loro. Si perderebbe una grande occasione. Il vecchio bipolarismo è finito, ora serve un sistema politico nuovo che da un lato veda insieme moderati e riformisti in un nuovo soggetto politico ancorato al Ppe e dall’altro una nuova formazione che superi il Pd, anch'esso pieno di contraddizioni, e che si rifaccia alla tradizione del socialismo europeo. Si deve arrivare cioè a due forze popolari che superino definitivamente i limiti, le contraddizioni e i fallimenti dei vecchi centrodestra e centrosinistra. Si potrà costruire così una vera e propria democrazia dell'alternanza di stampo europeo».

QUESTO QUADRO POLITICO NAZIONALE COME PUÒ INFLUENZARE GLI EQUILIBRI ALLA REGIONE?
«Noi abbiamo parlato con Crocetta e gli abbiamo consigliato di recuperare fino in fondo l’unità della coalizione. Sulla base del ruolo che i siciliani, e Crocetta fra questi, hanno avuto nel dare stabilità a Letta si può arrivare a un chiarimento. Io propongo che più che di rimpasto si parli adesso dell’agenda delle cose da fare da qui ai prossimi mesi. Si parta con la Finanziaria. Si portino avanti le riforme delle Province e delle città metropolitane. Serve pure la legge sulla semplificazione amministrativa che riduce tempi e costi a carico delle imprese».

LEI PROPONE UN PATTO SUL PROGRAMMA. MA IL PD CHIEDE UN RIMPASTO CHE CROCETTA SI RIFIUTA DI CONCEDERE. COME SI ESCE DA QUESTE SABBIE MOBILI?
«Portiamo avanti queste riforme e nel frattempo arriveranno le elezioni europee che certificheranno il cambio della situazione politica sia a livello nazionale che regionale. A quel punto, alla fine della primavera, si può lavorare a un rimpasto dopo una verifica attenta».

E CHE RUOLO PUÒ AVERE IL PDL IN QUESTA FASE IN SICILIA?
«Contemporaneamente al chiarimento nella maggioranza, bisogna avviare un tavolo di confronto istituzionale con tutti i partiti. Se ne facciano carico Crocetta e il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone. Ci sono tante riforme che vanno fatte insieme a cominciare da quella elettorale che si rende necessaria perchè l’Ars dovrà eleggere in futuro 70 deputati invece di 90. Il Pdl ha mostrato di essere un’opposizione responsabile».

L’ARS PERÒ SEMBRA IMPANTANATA SUL TAGLIO DELLO STIPENDIO DEI DEPUTATI.
«Appunto, non voglio commentare vicende indecorose. Il Parlamento può lavorare insieme a cose più importanti ma a patto che si chiariscano i problemi fra i partiti, altrimenti l’Ars rischia di diventare il Vietnam del governo. Si lavori, per esempio, a una legge speciale per Lampedusa in grado di fornire servizi, collegamenti e risorse per migliorare l’accoglienza nell’isola invece di affidarla alla Protezione civile solo al momento delle emergenze».

LEI È IL MINISTRO CHE SI OCCUPA DELLA STABILIZZAZIONE DEI PRECARI. CHE PROSPETTIVE CI SONO PER QUELLI SICILIANI?
«Quello dei precari è un mondo molto vario. Sono 120 mila in tutta Italia anche se quelli siciliani hanno caratteristiche peculiari frutto della politica criminale di chi ha costruito le proprie fortune sulle loro speranze. In Parlamento è in discussione il decreto per dare loro una possibilità di assunzione e con la Regione stiamo discutendo di modifiche che possano risolvere i problemi in Sicilia a patto di non far saltare i conti dei Comuni. Penso che arriveranno risposte positive, anche se non del tutto esaustive. Il resto lo faremo d’intesa con la Regione».
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