Berlusconi: "Finita nostra esperienza di governo"

ROMA. Facce scure e attonite. La fotografia che viene fuori dalla riunione dei gruppi del Pdl che doveva mettere un punto chiaro sulla linea del partito dilaniato sul sostegno o meno al governo si risolve con un grande punto interrogativo. A parlare è solo Silvio Berlusconi di fatto mettendo una pietra sopra il dissenso interno. Nessuno infatti prende la parola per controbattere se non Fabrizio Cicchitto che però viene subito stoppato dai capigruppo.  
L'ex premier coglie subito l'occasione per strigliare, dopo averlo fatto a palazzo Grazioli pare con toni molto accesi, i ministri che avevano manifestato apertamente il loro dissenso rispetto alla gestione del partito e alla decisione del Cavaliere di aprire la crisi di governo: «Ho deciso solo io di far dimettere i ministri», mette in chiaro l'ex capo del governo di fronte alla platea silente. Il 'casus bellì con Angelino ed il resto dei ministri viene liquidato dall'ex premier in poche battute: «Con loro ho chiarito - dobbiamo restare uniti». Più e più volte invece il richiamo a «lavare i panni sporchi in famiglia» e a non dare l'immagine di un partito diviso.
Quanto al governo le distanze ormai sembrano inconciliabili così come difficilmente ricevibile la proposta di votare in una settimana i provvedimenti economici e poi tornare al voto.  
Insomma poco più di un'ora di riunione che si scioglie con i parlamentati che vanno via scuri in volto e pronti ad offrire interpretazioni diverse sul messaggio del Capo. Il Cavaliere che ha tenuto un mini vertice dopo i gruppi con i più fedeli avrebbe ribadito più volte che il governo è al capolinea e che il Pdl non può più sostenerlo. Pare poi che ad essere finito di mira sia stato l'ex capogruppo Fabrizio Cicchitto che uscendo dalla sala della Regina non aveva perso tempo a manifestare il suo malumore. Una presa di posizione che avrebbe scatenato le ire del Cavaliere.  
Che la situazione si sia sbloccata però è tutt'altro che chiaro. Nonostante molti parlamentari pidiellini pensino che il Cavaliere difficilmente possa tornare indietro, convinto di potersi giocare le ultime carte in una nuova campagna elettorale, le trattative sono ancora in corso. Lo dimostra la riunione tenuta a palazzo Chigi tra i ministri del Pdl ed il nuovo incontro a palazzo GRazioli tra Alfano ed il Cavaliere.
Una delle ipotesi su cui si ragiona è quella dell'appoggio esterno su un nuovo programma concordato con Letta, idea però che il premier avrebbe già rispedito al mittente. Altra voce che circola è quella di una scissione programmata all'interno del partito con le colombe pronte a tenere il Pdl a sostegno del governo e i falchi a gestire la nuova Forza Italia.
È infatti l'assetto del nuovo partito il fulcro della lotta tra governativi e non, con i primi a chieder che ad Alfano sia dato un ruolo centrale. E ciò anche rispetto alle intenzioni dello stesso Berlusconi di dare al movimento una struttura minimal senza più la figura di un segretario ma solo lui come leader al comando.

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