Petrolio in mare da stabilimento Gela, danni limitati

Legambiente ha denunciato la presenza inquinante di catrame sulle spiagge a est della raffineria, per circa 10 chilometri, fino a Marina di Acate

GELA. L'assessore regionale al Territorio e ambiente, Mariella Lo Bello, è intervenuta con una sua nota per commentare la fuoriuscita di circa 500 litri di petrolio avvenuta nel mare di Gela, giovedì scorso, per una perdita alla linea P2 che collega il porto isola alla raffineria dell'Eni.
"Ringrazio gli uomini della guardia costiera per esser riusciti a limitare i danni ambientali - scrive l'assessore - Un brutto incidente che ci impone di alzare il livello dei controlli".  Per Lo Bello, "la Giunta regionale ha già potenziato nelle aree industriali siciliane le strutture di prevenzione sanitaria e cura sulle malattie tipiche dei danni ambientali e all'Eni sono state concesse le autorizzazioni regionali e nazionali necessarie a rafforzare la sicurezza degli impianti di Gela".
Intanto, la procura della Repubblica ha aperto un'inchiesta, che segue di pochi mesi un'altra indagine avviata sullo sversamento di un migliaio di litri di greggio nel fiume Gela e sfociato in mare, il 5 giugno scorso.
"Ben vengano gli accertamenti necessari da parte della magistratura", dice l'assessore regionale al territorio, che annuncia nuove iniziative.
"Convocherò una riunione - afferma - con i dirigenti dell'Eni per chiedere spiegazioni su quanto purtroppo accaduto a Gela e soprattutto su quali investimenti intende promuovere l'Eni per risolvere in maniera definitiva il problema degli sversamenti di petroli a mare".
La sezione di Gela di Legambiente ha denunciato la presenza inquinante di catrame sulle spiagge a est dello stabilimento, per circa 10 km, fino a Marina di Acate.

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