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Siria, Putin: agiremo se Damasco colpevole

MOSCA. Il presidente russo Vladimir Putin non esclude l'appoggio della Russia ad un'operazione militare in Siria, se fosse provata la responsabilità di Damasco nell'uso di armi chimiche e comunque solo a fronte di un'approvazione dell'intervento da parte dell'Onu.
Riguardo alle armi chimiche "ci convincerà solo lo studio molto dettagliato e profondo del problema e la presenza di prove evidenti che dimostrino chi ha usato l'arma e con quali mezzi", ha dichiarato Putin in un'intervista al primo canale della tv statale russa. "E solo dopo la Russia sarà pronta ad agire in modo piu' decisivo e serio". Tuttavia, ha precisato, "la Russia non ha intenzione di intervenire e non interverrà mai in nessun conflitto all'estero".


“FORNITURA MISSILI SOSPESA, NON INTERROTTA”. Il presidente russo Vladimir Putin, ha detto che la fornitura dei missili S-300 promessi a Damasco dalla Russia è stata congelata ma non interrotta. Il capo del Cremlino ha detto anche che Mosca è pronta a fornire questi missili "sensibili" anche ad "altri Paesi" del mondo se sulla Siria verrà violato il diritto internazionale.
“Abbiamo un contratto per la fornitura di missili S-300 e abbiamo già fornito alcune componenti”, ha detto Putin in un'intervista alla tv statale russa. “Ma la fornitura non è terminata: per ora l'abbiamo sospesa”. Se però “vedremo che si fa qualche passo legato alla violazione delle norme internazionali vigenti, allora dovremo pensare a come agire in futuro, tra cui anche con forniture di queste armi sensibili ad altre regioni del mondo”.


Intanto arriva la bozza sulla quale si sono accordati i leader della commissione Esteri del Senato Usa e che sarà votata dalla commissione nelle prossime ore. È previsto un limite massimo di 90 giorni per l'intervento in Siria e il divieto esplicito a truppe da combattimento di terra.
Il limite di 90 giorni ne include 60 di missione, più un'estensione a discrezione del presidente di ulteriori 30 giorni, previo via libera del Congresso. Ad accordarsi sulla risoluzione sono stati il presidente della commissione Esteri del Senato Bob Menendez e il leader dei repubblicani Bob Corker. “L'autorità non autorizza l'uso delle forze armate da terra sul territorio Senato”, si legge nella bozza, che sarà votata nelle prossime ore in commissione. Se il testo sarà approvato andrà in aula dopo il 9 settembre, quando il Senato, così come la Camera, tornerà dalla pausa estiva.

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