Sicilia, Politica

Conflitto d’interessi, lite nella maggioranza

PALERMO. «La legislazione anticorruzione nazionale che ho indicato deve essere immediatamente ed efficacemente applicata, senza ritardi, senza deroghe e senza scuse»: il ministro per la Pubblica amministrazione, Gianpiero D’Alia, replica così al presidente della Regione Rosario Crocetta per il quale «questo decreto legislativo è già applicato anche in Sicilia e, comunque, non mi pare che in Italia abbia risolto la questione del conflitto d'interessi». È scontro aperto tra l’Udc e Crocetta sul tema del conflitto d’interessi dei deputati in Sicilia. Una polemica influenzata dal dibattito politico a Roma, dove l'Udc di Casini ha aperto alla possibilità di convergere col Pdl nel progetto del Partito popolare europeo, e che si intreccia con le richieste di rimpasto della giunta che giungono da gran parte della maggioranza. Non a caso è arrivata la forte presa di posizione di Marco Forzese, presidente della commissione Affari istituzionali e uno dei deputati più vicini a Crocetta: «Non definirei più un alleato di questo governo regionale l'Udc di D'Alia e Ardizzone - ha detto - dopo le prese di distanza da Rosario Crocetta con il pretesto della legge antiparentopoli impugnata. Ma a mani piene si trovano dentro il governo con tre assessori, che a questo punto sarebbe meglio ritirare o revocare. Non solo diventa cogente un rimpasto alla Regione, ma è anche necessario verificare l'incompatibilità dell'Udc con il governo. Per noi Drs è improcrastinabile aprire subito una verifica politica».
La legge sponsorizzata dal governo sui criteri di ineleggibilità e incompatibilità dei deputati è stata in parte bocciata dal commissario dello Stato, ma per Crocetta «banalizzare il risultato raggiunto è veramente miope, perchè mostra disinteresse all'introduzione di norme più stringenti che regolino la vita delle Istituzioni. È sufficiente - ha aggiunto - leggere alcuni degli articoli approvati per comprendere la portata dei cambiamenti». Per il presidente della Regione «la legge siciliana in questo campo vuole fare di più rispetto al Paese anche perchè il Legislatore ha affidato alla Regione la facoltà di introdurre norme e criteri più rigorosi rispetto al resto della Nazione».
Ma secondo il ministro D’Alia «non si può più, oggi, nelle Regioni e negli altri enti locali, fare finta che le norme nazionali non esistano o non siano applicabili agli enti locali, che non possono essere o diventare un porto franco dell'illegalità o della corruzione e nemmeno si può pensare, o addirittura affermare, come pure è successo, che la richiesta di applicazione immediata di queste norme nazionali, cogenti anche per gli enti locali, sia una mortificazione dell'autonomia locale: si tratta di una motivazione incoerente e strumentale».
Inevitabili le ripercussioni dello scontro sugli equilibri della maggioranza all’Ars. Il Pd, per voce del capogruppo all'Ars, Baldo Gucciardi, si schiera dalla parte di Crocetta e parla «di un gioco che non piace. L'ipocrisia non è mai portatrice di buone prospettive, è un errore grave pensare di scaricare sul presidente le responsabilità sul conflitto d'interessi». Secondo Gucciardi però «non è pensabile un governo in Sicilia senza l'Udc, ma serve una maggioranza più coesa che non vada in frantumi alla prima difficoltà». E sul rimpasto ribadisce che «bisogna dare un profilo politico alla giunta collegato alla maggioranza, ma guai a una coalizione coesa solo sugli assetti di potere».
A pesare sullo scontro c’è anche il dibattito politico a Roma, dove l'Udc di Casini ha aperto alla possibilità di convergere col Pdl nel progetto del Partito popolare europeo. A riguardo ieri il deputato Totò Lentini dell'Articolo 4, che assieme ai Democratici riformisti punta ad accrescere la propria posizione nella maggioranza, ha chiesto «maggiore chiarezza. L'Udc - ha aggiunto - dica da che parte sta e non perda tempo perché in questo modo rischia di bloccare le riforme del governo, sulle quali serve una strategia condivisa dai partiti a cominciare dalla riforma delle Province fino al riordino delle partecipate».
Ieri pure la Cisl ha attaccato il governo accusandolo di avere «accumulato un colpevole ritardo sulla riorganizzazione delle Partecipate e adesso rischia di far pagare i danni solo ai lavoratori». Il sindacato ha chiesto di «aprire il confronto generale con chi rappresenta i lavoratori prima varare di ogni provvedimento in giunta».

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