Dalla Cina nuove tendenze Un po’ di Sicilia anche in Oriente

Nell’abbigliamento per bambino spopola Mini Pencil. Il direttore creativo da quattro stagioni è il palermitano Manlio Carta

PALERMO. Non solo lanterne rosse davanti a scarne botteghe, la moderna Cina nel settore della moda registra la nascita di numerosi brand realizzati con criteri, e spesso finanziamenti occidentali che investono, con altro nome, in Oriente, tra cui come Hermès e Richmond. Accanto a talenti riconosciuti come Vera Wang e Anna Sui, di origini cinesi ma nate negli Stati Uniti, ci sono i locali Vivienne Tam, di Hong Kong e autrice di China chic, e Frankie Xie creatore di Jefen e Xander Zhou per la moda maschile. La nomenclatura cinese annovera soprattutto grandi e nuovi marchi come Shanghai Tang, Exception e Elegant prosper che rappresentano realtà con strutture ramificate in tutto il territorio con una rete di distribuzione di centinaia, se non migliaia, di punti vendita ciascuno. Il target di queste griffe è medio alto e si riferiscono ad una clientela soprattutto femminile.
Nell'abbigliamento per bambino, invece, da più di dieci anni si è affermato Mini Pencil e, da quattro stagioni, il loro direttore creativo è il palermitano Manlio Carta, quarantenne che quindici anni fa ha lasciato la sua città natale, dove disegnava abiti e gioielli per un'azienda di spose. Dopo essersi formato all'Accademia Koefia di Roma, come stilista di moda, si è unito al team di designer di Calvin Klein a New York e a quello di Desigual in Spagna, fino ad approdare a Shanghai, alla Dongua University College, dove ha insegnato design, cartamodelli e visual merchandising a 1800 cinesi. Per For people di Hong Kong, ha curato le ricerche e il design di griffe italiane come Patrizia Pepe, Flavio Castellani, Ermanno Scervino, Alviero Martini di Prima Classe e Diadora, che producono in Cina, e finalmente in proprio con MC design studio ltd, cura da sei anni, l'interior design, le vetrine e la direzione creativa di varie aziende cinesi di moda. «Dalla nostra posizione privilegiata, - spiega Carta - che copre, tra la realizzazione di campagne marketing e delle intere collezioni, almeno 6000 negozi, riusciamo ad analizzare e influenzare gli stili. Il mercato della moda in Cina è in crescita ed è attraversato da diverse tendenze, soprattutto giapponesi, coreane, americane e, solo in ultimo europee perché la parte più conservatrice del paese non accetta le scollature e le gambe scoperte, così tipiche del nostro stile. Ancora molte donne indossano il cheongsam, l'abito tradizionale. A condizionare le collezioni sono anche il fattore "fitting", visto che le loro corporature sono esili sia per i bimbi, sia per gli adulti, e quello "meteorologico" visto che la Cina è attraversata da tre climi diversi, caratterizzati da temperature freddissime al nord e un caldo che raggiunge i quaranta gradi, d'estate, al sud. Quindi ogni linea deve prevedere per gli stessi modelli tessuti e pesantezze diverse. In particolare si usano seta e cotone di produzione propria, ne hanno uno pregiato che si ottiene dal bambù. Apprezzano molto gli "embellishment" come gli strass che da noi sono ormai out e, visto che non amano il sole, gli ombrellini soprattutto al sud, sono un accessorio molto ricercato, come da noi le scarpe, che rinnoviamo ad ogni collezione».

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