Sicilia, Politica

Riforma delle Province, è scontro Il Pd al governo: «Groviglio di idee»

Sì della giunta al passaggio delle competenze: ai comuni manutenzione scuole e personale

PALERMO. Passeranno alla Regione sviluppo turistico, beni culturali, formazione, sostegno alle attività artigiane, vigilanza su caccia e pesca che prima erano di compentenza delle Province. Ai Comuni, invece, la costruzione, la manutenzione e l’arredamento delle scuole medie di secondo grado. Ecco alcune delle funzioni contenute in uno dei due disegni di legge approvati dalla giunta Crocetta, che insieme all’altro ddl, che istituisce la nascita dei liberi consorzi dei Comuni, disegnano la riforma delle Province. Funzioni e competenze che, messe nero su bianco, hanno aperto già uno scontro nella stessa maggioranza. Il Pd, infatti, con Giovanni Panepinto, giudica la riforma targata Valenti «carente e fragile», definendola come «un assemblaggio di idee senza un progetto organico».
Insomma, non è stato necessario aspettare che le norme arrivassero in Aula, che dovrà dare il via libera definitivo entro il 31 dicembre, perchè si alzasse un fuoco di fila contro il governo. La partita è tutta aperta e riguarda i circa 6 mila dipendenti e la gestione di 450 milioni di euro. La macchina del governo cammina celere. Dopo un primo step di analisi, in cui i gruppi di lavoro convocati dall’assessorato alle Autonomie locali hanno stilato una corposa relazione, dal governo arrivano, dunque, i primi sì alle norme che definiscono l’istituzione dei liberi consorzi e le norme transitorie dei nuovi enti. «Il prossimo passo - spiega l’assessore Valenti - sarà l’approvazione del disegno di legge sulle città metropolitane, da cui si dovrà partire per poi delimitare i confini e vedere quali sono i Comuni che ne restano fuori e che dovranno aggregarsi per costituire i consorzi».
Le competenze. Uno dei punti più delicati riguarda le competenze, appunto, e il futuro del relativo personale degli enti che verranno sciolti. La norma approvata dalla giunta prevede che alla Regione rimanga la gestione dei beni culturali: quindi i musei e i beni delle Province verrebbero trasferiti all’
assessorato regionale competente, compresi i dipendenti. Alla Regione passa anche la manutenzione della rete stradale provinciale e il trasporto locale interurbano, la realizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti e di depurazione delle acque, la protezione del patrimonio naturale, la tutela dell’ambiente, l’attività di prevenzione e di controllo dell’inquinamento «anche attraverso la vigilanza sulle attività industriali». E ancora, la formazione e le strade (comprese le ex trazzere).
Il resto del personale sarà trasferito ai Comuni: quello, cioè, che si occupa di scuole e delle autorizzazioni per l’apertura degli esercizi commerciali.  Tutti passi, comunque, che verranno fatti non prima dell’approvazione della legge. «Fino a fine anno - continua Valenti - il personale resterà incardinato nelle Province da cui provengono. I dipendenti, fino ad allora, non verranno trasferiti nè alla Regione, nè ai Comuni. Dopodichè creeremo forme di distacco transitorio».
Ma di cosa dovranno occuparsi, allora, i liberi consorzi? A spiegarlo è l’articolo 5 del disegno di legge che li istituisce, dove sono scandite le funzioni: «pianificazione dei servizi di trasporto, in coerenza con la programmazione regionale, gestione del servizio idrico, smaltimento dei rifiuti, promozione dello sviluppo turistico (compresa la concessione di incentivi e contributi e la possibile assunzione delle funzioni dei distretti turistici), l’organizzazione e la gestione dei servizi assistenziali di interesse sovracomunale.
Bordate dal Pd. Ma intanto, è polemica con uno dei maggiori alleati di governo. «La proposta del Pd - spiega Panepinto - ha un approccio differente da quella dell'assessore Valenti: non bisogna fare uno ”spezzatino” delle attuali funzioni, ma riorganizzare i servizi senza creare conflitti o sovrapposizioni di competenze. Presenteremo il nostro testo nei prossimi giorni e nella seconda metà di settembre chiameremo ad un confronto sul tema amministratori, economisti ed esperti di architettura istituzionale».

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