Sicilia, Editoriali

Edilizia in crisi, per i giovani siciliani si allontana il sogno della casa

In dieci anni le famiglie palermitane in grado di acquistare una casa sono passate dal 2,8% al 2,1% del totale; ancora peggio è andata a Catania dove le famiglie acquirenti sono passate dal 3,2% al 2%. Possono sembrare differenze modeste, ma in termini di superfici corrispondono ad un «invenduto» tra i 40 ed i 70 mila metri quadrati all'anno; mentre, in termini di nuclei familiari, significa che soltanto a Palermo quasi duemila famiglie non riescono a soddisfare, ogni anno, le proprie necessità abitative. Lo rileva una puntuale indagine del Censis, volta a fotografare il mercato immobiliare italiano ed a misurare la forte riduzione delle costruzioni residenziali.
L'edilizia è un comparto importante per l'economia del nostro Paese, ma in Sicilia rappresenta la spina dorsale del sistema produttivo. Il fenomeno della caduta dell'edilizia abitativa ha interessato l'intero Paese, anche se con effetti quantitativamente diversi, perché comuni sono le questioni di fondo che, da nord a sud, influenzano il mercato della casa. Ogni anno, ad esempio, si costituiscono circa 300 mila nuovi nuclei familiari per effetto di matrimoni o di separazioni; il fenomeno dei single e delle cosiddette libere unioni produce anch'esso effetti, con il risultato che, in appena un quinquennio ed a parità di popolazione, le famiglie italiane sono passate da 23 milioni a 24,8 milioni; questo significa una domanda aggiuntiva, in un solo quinquennio, di 1,8 milioni di nuove case, magari di piccole dimensioni, visto che le famiglie con un solo componente (giovani e soprattutto anziani) sono ormai quasi nove milioni.
Su un totale di circa 25 milioni di famiglie, appena cinque milioni vivono in case d'affitto, mentre il resto sono proprietarie. Considerato che sono proprio le abitazioni a renderci più "ricchi" non è quindi un caso che il patrimonio delle famiglie italiane sia pari addirittura a 8,7 volte il reddito disponibile (in Germania 6,2 volte) e che siamo i primi in Europa.
Ma qui si apre una pagina nera per la società italiana; senza troppo risalto e nel silenzio di chi ci amministra, si è consumato un impressionante drenaggio di ricchezza. Ebbene, negli ultimi venti anni, con un forte peggioramento negli ultimi cinque, le famiglie i cui componenti si collocano sotto i 35 anni di età, hanno visto ridurre la propria quota della ricchezza nazionale dal 17% al 3%, mentre gli over 55 sono passati dal 38% al 64% della ricchezza di questo Paese.
Sono quindi i giovani i nuovi poveri. Si stima che in Sicilia il fenomeno abbia addirittura una maggiore gravità. Secondo valutazioni del Censis, da qui al 2020, gli italiani, anche per effetto della immigrazione, passeranno da 60 a 63 milioni; mentre il centro nord, però, vedrà aumentare i residenti di ben 4 milioni di unità, il mezzogiorno perderà un milione di abitanti e, con esso, la Sicilia almeno 250 mila.
Come se non bastasse Palermo e Catania registrano da anni un progressivo ed intenso trasferimento di nuclei familiari verso i comuni limitrofi, che in alcuni casi hanno visto triplicare i residenti. Questi fenomeni dovrebbero suggerire, a chi amministra le nostre città, di orientare gli strumenti urbanistici verso la ristrutturazione e la riqualificazione delle case esistenti, piuttosto che verso nuove abitazioni, che comunque in piccola parte serviranno comunque.
Nel 2001 circa 1,4 milioni di famiglie italiane aveva espresso l'intenzione di acquistare una casa, quest'anno saranno appena 900 mila (dieci mila a Palermo e cinque mila a Catania). Del resto oggi riesce a comprare casa soltanto il titolare di reddito medio-alto, o per avere un maggior confort (la cosiddetta domanda di sostituzione) o per dare casa ad un figlio.
Sono in piccola parte attive sul mercato immobiliare anche le famiglie di ceto impiegatizio ed a doppio reddito; tutto questo sta facendo lievitare nei centri maggiori la domanda di case in affitto, sostenuta in particolare dai giovani, dagli stranieri e dalla popolazione studentesca.
A tale proposito va salutata positivamente l'intesa tra l'Università di Palermo e l'Agenzia nazionale per i beni confiscati, per destinare a campus universitario un grande albergo sequestrato per mafia; una decisione di tal genere sarebbe il primo segnale di attenzione verso un fenomeno, quello della residenza per gli studenti fuori sede, che finora si è caratterizzato per abusi ed evasioni fiscali.
In definitiva, permane comunque una domanda di case alimentata dal boom delle famiglie che si vanno a costituire, dei single e degli anziani; questa domanda aggiuntiva di abitazioni dovrebbe trovare un aiuto nell'agevolazione del ricorso al credito e principalmente in nuovi strumenti urbanistici che spingano verso "tagli" abitativi adeguati ed energicamente efficienti.
La domanda attesa, secondo il Censis, riguarda infatti abitazioni tra i 50 ed i 100 mq, nell'80% dei casi all'interno di condomini o di piccole palazzine (metà e metà) e puntando in prevalenza ad abitazioni ristrutturate.
Una risposta potrebbe arrivare dal Consiglio dei Ministri del 28 agosto prossimo, quando secondo le previsioni dovrebbe essere varato un decreto per affrontare il problema casa con una ricca dote di cinque miliardi di euro; l'idea è quella di immettere liquidità nelle banche per fare ripartire i mutui delle famiglie e delle imprese, di aiutare con un fondo speciale i giovani e le famiglie in difficoltà e di incentivare gli affitti.
Anche Catania e Palermo potrebbero avvalersi di un rilancio dell'edilizia abitativa, con ricadute importanti sull'economia e sulla qualità della vita degli abitanti. Molto potrebbe essere fatto mettendo mano a nuovi piani urbanistici; molto ancora potrebbe essere fatto con interventi diffusi sul patrimonio esistente (e spesso degradato) attraverso i fondi europei che vedono residuare abbondanti risorse finanziarie non spese e destinate proprio ad interventi strutturali nelle tre grandi città siciliane.
Ogni milione di euro investito nelle costruzioni permette la creazione di almeno 50 posti di lavoro, senza considerare gli effetti sugli studi notarili, sulle attività professionali, sul mercato delle compravendite e sul sistema bancario e finanziario; sarebbe anche un modo per dare una mano alla candidatura di Palermo a capitale europea della cultura nel 2019.

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