Sicilia, Politica

Formazione professionale, si cambia Scilabra: «Così eviteremo i corsi inutili»

La Regione individua le figure più richieste dalle imprese. Nel 2014 addio a estetisti e parrucchieri

PALERMO. Otto settori lavoratori, dalla pesca al turismo, dalle energie rinnovabili all'informatica, per un totale di oltre cento figure richieste dalle imprese siciliane: enologo, marinaio, cuoco, autista di tir, assistente sociale, pasticciere, tutte professioni che oggi, secondo uno studio commissionato dalla Regione, garantiscono sbocchi occupazionali nell'Isola. Su queste filiere si baserà la nuova formazione professionale in Sicilia che scatterà a partire dal giugno del prossimo anno. Il meccanismo che sarà introdotto è semplice: «Fino a ieri - spiega l’assessore Nelli Scilabra - gli enti di formazione professionale stabilivano quali corsi attivare e ottenevano il finanziamento dalla Regione. Da oggi si cambia musica e siamo noi, Regione Siciliana, a stabilire quali siano i corsi da attivare per aiutare realmente i ragazzi a trovar un lavoro». Addio a estetisti, parrucchieri, massaggiatori e ricamatori.


IL LAVORO CHE C’È
Il dipartimento regionale della Formazione, guidato dalla dirigente generale Anna Rosa Corsello, ha commissionato uno studio al Censis, l’istituto di ricerca socioeconomica, per individuare i profili che gli enti devono formare. Il centro, attraverso una studio scientifico, ha analizzato il fabbisogno del mercato del lavoro intervistando le stesse aziende dell’Isola. «Il report con valore scientifico - spiega la Scilabra - ci consegna dati ben precisi, una radiografia abbastanza chiara sui reali fabbisogni delle nostre imprese».

I NUOVI CORSI
La ricerca individua otto filiere: pesca, turismo-accoglienza, agroalimentare, agricoltura, lapideo, servizi cura socio-assistenziale, energie rinnovabili e Ict, ovvero le tecnologie dell'informazione e della comunicazione. Per ogni ambito, sono stati elencati i mestieri più richiesti dalle aziende. È un elenco di 114 professioni prioritarie su cui gli enti dovranno puntare, alle quali si aggiungono tutta una serie di altre figure secondarie, cioè con qualche chance in meno di trovare occupazione ma pur sempre ricercate dalle aziende. «Continueremo a confrontarci con università, istituti professionali e imprese per aumentare le chance occupazionali» spiega l’assessore.

LE TAPPE DELLA RIFORMA
Nell’arco di cinque mesi il dipartimento della Formazione concluderà l’iter per accreditare gli enti. È il procedimento che in sostanza consegnerà una «patente» alle strutture per tenere i corsi. Il bando è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale nei giorni scorsi e introduce regole stringenti come l’utilizzo di locali idonei, attrezzature di qualità e a maggiore trasparenza nella gestione dei finanziamenti. L’accreditamento dovrebbe avvenire tra dicembre e gennaio prossimi. A quel punto, spiega Lucio Guarino, capo della segreteria tecnica dell’assessore «individuati gli enti di formazione idonei, l’amministrazione pubblicherà nuovi avvisi per distribuire i corsi da realizzare». Il nuovo sistema entrerà a regime dal giugno 2014.


ADDIO CORSI INUTILI
In attesa che si attui la riforma e vengano selezionati i nuovi enti, il sistema attraverserà una fase transitoria. In questi mesi resteranno in attività gli enti già autorizzati, che dovranno però attuare subito alcune regole del nuovo sistema, come l’utilizzo di un conto corrente separato per pagare gli stipendi del personale e il rispetto di un patto d’integrità con regole anticorruzione. Gli enti dovranno inoltre ridurre del 15 per cento i corsi «inutili» individuati dalla Regione: ci sarà meno spazio per estetiste, parrucchieri, maestri shiatsu, attori, tecnici delle unghia, sceneggiatori, progettista spazi abitativi. Figure destinate a scomparire nella nuova formazione del 2014.



L’ATTACCO DELL’ASSESSORE
«In questi nove mesi abbiamo lavorato tanto per abbattere un vecchio sistema che ha gestito il denaro pubblico destinato alla formazione dei miei coetanei a scopo clientelare»: Nelli Scilabra punta il dito contro i governo passati. «Chi, però, come me e il presidente Crocetta decide di governare la Sicilia con l’ambizione di cambiare realmente le cose non può fermarsi alla sola demolizione di un vecchio sistema, ma deve spingersi verso la sfida di una nuova programmazione, di un nuovo percorso che sappia rispondere alla domanda di occupazione che le ragazze e i ragazzi siciliani fanno ormai da troppi anni. Il 2013 verrà ricordato come l'anno in cui si è azzerato un sistema clientelare e affaristico. Considero il denaro pubblico sacro, pertanto da oggi, ogni centesimo a nostra disposizione sarà utilizzato per creare lo sviluppo della nostra Sicilia e non più clientela e affari».

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