Maxi stipendi all’Ars, i deputati provano a tenerli

L’ultima mossa con cui i 90 onorevoli di Sala d’Ercole stanno tentando di salvare le loro buste paga da 11.700 euro netti al mese prevede l’attesa di una sentenza che la Corte Costituzionale ha in calendario per il 5 dicembre

PALERMO. I deputati provano a rinviare il taglio degli stipendi. L’ultima mossa con cui i 90 onorevoli di Sala d’Ercole stanno tentando di salvare le loro buste paga da 11.700 euro netti al mese (esclusi i bonus aggiuntivi) prevede l’attesa di una sentenza che la Corte Costituzionale ha in calendario per il 5 dicembre: verrà deciso il ricorso presentato dalla Sardegna, altra Regione a Statuto speciale, sull’applicabilità del decreto Monti, quello che ha introdotto l’obbligo di tagliare gli stipendi.
Il pressing, trasversale, ha rallentato i lavori della commissione con cui l’Ars stava lavorando alla riscrittura dei limiti delle buste paga. Il testo doveva essere ultimato oggi ma verrà rinviato a settembre.
Oggi un deputato ha una basta paga composta principalmente da 3 voci: stipendio base da 5.101 euro, diaria da 3.500 euro netti al mese, e contributo per l’attività politica da 3.180 euro netti al mese. In più chi ha cariche all’interno dell’Ars può sommare gettoni mensili lordi importanti: 2.089 euro ai presidenti di commissione (522 ai vice), 2.924 euro ai questori, 3.344 euro ai due vicepresidenti dell’Ars e 4.866 euro al presidente dell’Assemblea e al presidente della Regione.
Con i tagli ci sarà una base da 5.100 euro lordi: al netto la cifra cambierà a seconda del reddito di ogni deputato e dunque dell’aliquota Irpef ma ci si dovrebbe attestare mediamente intorno ai 3 mila euro. A questo si aggiungerà un contributo mensile netto da 6 mila euro che comprenderà tutte le voci extra dell’attuale busta paga (diaria, contributo per attività politica e per telefono o viaggi). In più un presidente di commissione aggiungerà 1.500 euro lordi al mese, un vicepresidente dell’Ars altri 2 mila lordi e il presidente 2.500. Cambierà in modo più incisivo il sistema di finanziamento dei gruppi. Oggi l’Ars eroga al gruppo 2.400 euro netti al mese moltiplicati per il numero di deputati. Con le nuove norme si passerà a 5 mila euro all’anno più un bonus da 0,05 euro per ogni abitante (in Sicilia la somma porterebbe a circa 250 mila euro annui). Una formula che assicura comunque un discreto budget.
Ma in commissione sono stati sollevate parecchie obiezioni su altre spese: e così i costi del personale verranno interamente finanziati dall’Ars. Altri nodi riguardano le «spese logistiche e strumentali»: dal telefono dei deputati ai computer e alle segreterie, anche queste dovrebbero essere a carico del Parlamento e dunque i gruppi dovrebbero esserne alleggeriti.
Tutti nodi che stanno rallentando la legge anche se il Pd con Baldo Gucciardi precisa che «in ogni caso i tagli entreranno in vigore da gennaio e da quella data non si svicola». Altre misure potrebbero essere introdotte in via amministrativa dal consiglio di presidenza dell’Ars, e il presidente Giovanni Ardizzone ha già annunciato di essere pronto a farlo.

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