Sicilia, Politica

Irpef in Sicilia, giallo su chi incasserà i soldi

PALERMO. L’aumento delle tasse nell’Isola potrebbe servire per lo più a finanziare imprese non siciliane. È il timore che da ieri serpeggia nei partiti e che pone un altro ostacolo nel già complicato cammino della norma con cui il governo prova ad aumentare l’Irpef per pagare i debiti con le imprese. Un timore che la giunta non è riuscita a fugare ieri e infatti la norma non ha mosso un passo in commissione Bilancio. Tutto rinviato a domani.
La norma sul tappeto è quella che accende un mutuo da un miliardo da garantire con un aumento a scaglioni dell’addizionale regionale Irpef: esente chi guadagna meno di 15 mila euro lordi, poi via via si pagherà da un euro al mese fino a circa 75. Il nuovo balzello si somma a un’aliquota che è già la più alta d’Italia perchè serve anche a coprire il deficit della sanità.
Una volta incassato il miliardo - ha spiegato l’assessore all’Economia, Luca Bianchi - verranno saldati debiti per 600 milioni maturati nella sanità, altri 200/300 milioni saranno versati ai Comuni per i loro debiti e meno di un centinaio di milioni (46 in tutto) saranno impiegati per le imprese che hanno lavorato direttamente per la Regione. Ma proprio questa divisione dei crediti, già indicata nel provvedimento, ha sollevato un dubbio sia nel centrodestra che nel centrosinistra. Lo ha rivelato Marco Falcone, vice capogruppo del Pdl che pure non fa mistero di guardare con favore alla norma: «Se la maggior parte dei soldi che incasseremo grazie alle tasse andrà alla sanità, verranno pagate per lo più multinazionali che non hanno sede in Sicilia e sono fornitori di Asp e ospedali. Il governo dice che con una piccola tassa daremo un’iniezione di liquidità all’economia ma rischiamo che sia l’economia di altre regioni».
I tecnici dell’assessorato all’Economia ieri non hanno fornito in commissione l’elenco delle imprese beneficiarie. E anche l’assessorato alla Sanità fa sapere di non essere in grado adesso di illustrare i destinatari dei 600 milioni: «Le Asp stanno inserendo in questi i giorni i dati nella piattaforma informatizzata messa a disposizione dal ministero - spiega il direttore Salvatore Sammartano -. Non c’è un quadro già definito. Non possiamo escludere che parte dei debiti sia con imprese non siciliane ma pagarli è comunque un vantaggio perchè blocca gli interessi e impedisce che vadano avanti azioni legali contro la Regione». Il Pdl ha chiesto ufficialmente di conoscere i destinatari dei pagamenti prima di votare la norma.
Intanto oggi a Roma Crocetta, Bianchi e i vertici del Pd (Giuseppe Lupo, Baldo Gucciardi e Antonello Cracolici) incontreranno il sottosegretario all’Economia, Stefano Fassina per ottenere un via libera al mutuo senza aumento delle tasse. La proposta del Pd si muove nel solco del progetto a cui lavora Bianchi. L’assessore punta a inserire una norma che permette di alzare da gennaio l’addizionale per le imprese e abbassare in misura corrispondente quella destinata al deficit della sanità (che sembra ormai coperto). Un modo per sterilizzare l’aumento e dirottare il gettito dalla sanità alle imprese. Per Cracolici «si può prevedere di utilizzare a garanzia del mutuo l’attuale aliquota destinata alla sanità senza altri aumenti. Mettendo per iscritto che se si dovesse di nuovo creare un deficit in Asp e ospedali, ma solo in questo caso, si potrà aumentare ancora l’Irpef». E contro l’aumento da ieri, oltre a Pd e Drs, si sono schierati pure i 7 deputati di Articolo 4, come ha annunciato Luca Sammartino. Intanto la Cisl di Maurizio Bernava va all’attacco: «Crocetta si spinge fin dove nemmeno Lombardo è arrivato. E sbaglia due volte perchè rifiuta anche il confronto sociale». E per Luca Vecchio dell’Ugl «Crocetta deve bloccare l’aumento dell’Irpef».

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