Sicilia, Politica

Regione: al 118 pronti a ridurre gli stipendi

Il governo ai ripari per eliminare gli sprechi e diminuire i costi: i contratti passeranno da 36 a 28 ore. La giunta: trasferire i 600 esuberi in Asp e ospedali entro due mesi o taglieremo tutte le buste paga

PALERMO. Poco più di due mesi di tempo per mettere nero su bianco un piano di reimpiego dei 600 esuberi del 118, altrimenti scatterà la riduzione dello stipendio per tutti i dipendenti della Seus. Chi oggi lavora sulle ambulanze gestite dalla società partecipata va verso un taglio del contratto da 36 a 28 ore settimanali, l’alternativa è il trasferimento in una Asp o un ospedale.
Dopo l’annuncio in conferenza stampa, il governo ha approvato martedì notte la delibera con cui prova a tagliare gli sprechi che - secondo un dossier stilato dal comitato di sorveglianza della società - ammontano ad almeno 10 milioni all’anno. Il dossier del presidente Giulio Guagliano ha rilevato stipendi per 9 milioni e premi di rendimento per un milione e 300 mila euro pagati a dipendenti rimasti a casa perchè in esubero e appalti che le Asp hanno assegnato all’esterno (assumendo altri precari) pur potendo fare ricorso al personale del 118.
Per superare tutto ciò Crocetta e l’assessore Lucia Borsellino hanno avviato una strategia in due mosse. La prima è la delibera che prevede la creazione di un tavolo di confronto fra la Seus e i suoi azionisti (Regione e Asp). «I lavori del tavolo tecnico - si legge nella delibera - devono essere ultimati entro il 30 settembre e resi esecutivi entro il 30 ottobre». Il personale deve trovare posto in servizi delle aziende sanitarie e non più nelle ambulanze. Ma questi servizi devono avere costi standard, predefiniti dallo stesso tavolo tecnico per evitare che ogni Asp giochi al rialzo, e devono essere attivati in base a convenzioni e contratti della durata almeno triennale. Se tutto ciò non si verificherà - si legge ancora nella delibera - scatteranno «misure immediate di razionalizzazione dell’impiego del personale in esubero, inclusa la possibilità di attivare contratti di solidarietà per consentire l’adeguato dimensionamento e la sostenibilità della struttura organizzativa».
Gli esuberi delle Seus hanno una lunga storia. Fra il 2001 e il 2003 la Sise e il Ciapi formarono rispettivamente due «squadre» di autisti soccorritori a cui si aggiunsero degli interinali che avevano lavorato per la società. Il governo Cuffaro ha poi assunto tutti i 3.100 (fra autisti e amministrativi) a tempo indeterminato. Quando la Sise ha chiuso, nell’ambito del piano di rientro dal deficit della sanità, il governo Lombardo ha dovuto creare una nuova società che ha riassunto tutti. In cambio del posto fisso e di un contratto che da part-time diventava full time, i dipendenti hanno rinunciato ad arretrati che valevano una cinquantina di milioni. Oggi un dipendente medio guadagna 1.670 euro lorde che al netto diventano circa 1.250 ma a cui aggiunge straordinari e indennità varie che portano l’incasso reale a circa 1.600 euro al mese. Lo stesso accordo fra governo e personale prevedeva che una parte degli esuberi venisse ricollocata nelle Asp, cosa che non è avvenuta o - ha detto Crocetta - è avvenuta fittiziamente.
Da qui la seconda mossa di Crocetta. Nel dossier spedito ai magistrati il governo invita a verificare il ruolo delle Asp in questa vicenda. Crocetta a sua volta ha annunciato una verifica sui controlli interni alla Seus che potrebbe portare a un’azione di responsabilità contro i vecchi vertici.
Per Franco Baldi e Carlo Alagna dell’Ugl «anziché sottolineare l'impegno degli autisti soccorritori nel salvare vite, si preferisce strumentalmente mettere in risalto criticità peraltro non legate al loro operato bensì alla gestione della società». Per Mario Alloro (Pd) «l’eventuale trasferimento di personale da una provincia all’altra non risolverebbe il problema». E Gino Ioppolo (Lista Musumeci) rileva che all’Ars c’è già «una commissione di indagine ma la voglia matta del presidente di stare sui giornali calpesta il rispetto che si deve al Parlamento». Ma Giuseppe Picciolo (Drs) sostiene gli attacchi di Crocetta: «La politica sia più incisiva di qualsiasi Procura».

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