Estate, ecco il look da isola A Panarea un tocco di colore

A sancire le nuove tendenze due sfilate che si sono svolte in occasione della festa di San Pietro e Paolo. Stop al «total white», via libera alle infradito

PALERMO. L’isola di Panarea, abbandona il total white e i piedi scalzi a favore dei colori e delle infradito, rigorosamente basse e glam. A sancire le nuove tendenze sono state due sfilate che si sono svolte in occasione della festa di San Pietro e Paolo, un appuntamento che riunisce gli appassionati delle principali città italiane e siciliane. Presenti anche vip internazionali come il giocatore di basket Magic Johnson e Samuel Jackson, attore americano, protagonista di Pulp Fiction. E dalle prue delle loro enormi imbarcazioni sono stati avvistati Sting e Abramovic. Le passerelle fisiche, calcate dalle palermitane Marika La Mattina, Marcella Ruvolo, Sara Rizzuto e Roberta Cecchinato, sono state allestite sul lungo mare, e verso il tramonto, ai bordi della piscina dell’hotel La Piazza, su un tappeto non rosso ma blu come il mare. Tutta l’isola è stata un ideale «red carpet» per la due giorni all’insegna del fashion. A contribuire alle proposte moda le tante boutique sparse nelle viuzze di pietra, tra queste quella del Raja, Cocci e Cenci, Bouganville e «Il Punto» della stilista palermitana Paola Paolo Filippone, della griffe Paolè, in società sull’isola con Lidia Cincotta, messinese titolare dell’hotel La Piazza, che due anni fa ha dato il via a questa tradizione. Tra gli abiti si sono fatti notare i «Siciliani» in lino di Paolè, decorati con gli specchietti originali di carretti riscoperti nell’entroterra dell’Isola e gli abiti fluo della stessa linea, in versione tuta o corto davanti e lungo dietro. Ancora all’insegna del multicolor i capi proposti da Buganville, da Missoni a Emamò, a Miss Bikini con i complementi di design e produzione propria ispirati al lino e ai ricami, abbinati ai cappelli Panama di Borsalino. Tanti anche i colorati capi Batik del Raya. Tessuti di fibra naturale, cotone, satin e viscosa, la seta vegetale tratta da piante secolari dell’Indonesia, decorata con l’antica e difficilissima tecnica di pittura, realizzata con la cera e poi dipinta a mano, riconosciuta dall’Unesco come patrimonio dell’umanità. Il Batik è un pallino che la proprietaria del Raja, Miriam Beltrami, originaria di Como, la città della seta, appassionata di viaggi e cultura orientale, fa realizzare in Indonesia dove vive parte dell’anno, e dove progetta i disegni degli abiti che espone e vende a Panarea. «Il Batik era come il ricamo nelle nostre campagne, - spiega - una tradizione che si stava perdendo, perché usata solo per realizzare l’abito da cerimonia che, per religione, gli indonesiani possono indossare solo due volte in una stessa vita. Abbiamo ripreso la produzione, a Java, con dei giovani, e l’abbiamo riportata in auge, riproponendola nell’uso popolare e non più solo per i più ricchi. È apprezzato dalla gente di cultura che comprende l’energia del prodotto fatto a mano. Panarea però – conclude la Beltrami – non è più solo bianco o Batik anche in ragione di una politica dei prezzi al ribasso, che rende il pubblico variegato».
Ai piedi le nuove norme bon ton vogliono, invece, le infradito, di gomma, come le jelly tanto diffuse che sembrano golose caramelle o di cuoio, magari d'artigianato locale, il gadget più chic e gettonato dai turisti. I cappelli di paglia, da giorno e da sera, con falde larghe completano il look di Panarea, insieme alle borse e ai parei con raffigurato il geco, animaletto simbolo dell’Isola.

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