Centorrino: nella Formazione abbiamo avviato noi la pulizia

PALERMO. «Il sistema della formazione era malato da tempo. Anche noi, dal 2010, abbiamo fatto diverse denunce. L'errore politico è stato non renderle pubbliche».
Per Mario Centorrino, professore di Politica Economica all'università di Messina ed ex assessore alla Formazione nella giunta Lombardo, è questo l'unico rammarico rimasto.


PROFESSORE, COSA È SUCCESSO ALLA FORMAZIONE SICILIANA?


«Fino al 2010 non ricordo inchieste o campagne di stampa sulla formazione, si parlava semmai di buco nero, zavorra, area grigia. Oggi vengono fuori modelli di illegalità diffusa. Durante il mio incarico, sono intervenuti alcuni fattori che hanno ricomposto il settore: il rispetto del blocco delle assunzioni dal 2008; la presentazione del Durc (documento unico di regolarità contributiva) da parte degli enti per ottenere i finanziamenti; le ore di corso pagate tutte allo stesso costo».



MA IL TERREMOTO C'È STATO LO STESSO


«Sì, e per due ragioni. Prima il settore era di manica larga sulle assunzioni, e tutto quello che si muoveva in parallelo era come se venisse ignorato. Ma si trattava di uno scambio perverso, ed è bastato bloccarlo per fare scattare le reazioni. Ho poi voluto un direttore generale fuori dalla politica siciliana e dalla formazione. Questo è bastato per sconvolgere tutti gli equilibri».


QUALE È STATO IL RUOLO DELLA POLITICA NELLA FORMAZIONE?


«Un ruolo semplice che troviamo in tutti i settori, dalla sanità all'agricoltura, dai patronati alle energie rinnovabili, alla formazione. La politica in Sicilia ha il controllo delle risorse, il controllo delle regole per destinare i fondi. Di questa sorta di intreccio generalizzato ne fanno parte buona parte dei deputati, che sono collegati con questi settori. Un vantaggio per chi si candida».


E I SINDACATI?


«Bisogna distinguere fra quelli regionali, che hanno le idee chiare sui processi formativi, e i sindacalisti interni agli enti, che sono una forma anomala perché hanno, talvolta, interessi personali. Questi ultimi, in particolare, trasmettono ai lavoratori l'ipotesi delle assunzioni alla Regione».


COSA DIFFERENZIA LA VOSTRA AZIONE DA QUELLA DI CROCETTA?


«Come noi, Crocetta ha denunciato un sistema di connivenze. Le inchieste, portate avanti dalle procure, sono scattate prima, ed oggi ci sono i risultati. Differente è invece il fatto che noi non abbiamo reso pubbliche le nostre denunce, sbagliando. Abbiamo fatto convenzioni con la Guardia di finanza, allertato gli ispettori, preteso le firme quotidiane dei corsisti. Mosse che hanno turbato il sistema. Con l'utilizzo dei fondi europei, e quindi con i controlli più stringenti, pensavamo di poter spaccare il rapporto tra politica ed enti».


COSA LE FA PIÙ RABBIA?


«Il fatto che tutto questo l'abbiamo scritto nei nostri rapporti, oltreché dichiarato in una inchiesta parlamentare all'Ars, ma che in pochi ne abbiano preso coscienza».

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