Formazione, i lavoratori dei tre enti nel mirino nell’orbita della Regione

Palazzo d’Orleans vuole trasferire i 200 dipendenti di Ancol, Aram e Lumen in un un proprio ente, il Ciapi di Priolo. E va all’attacco dello Ial

PALERMO. I circa 200 dipendenti ancora in servizio all’Ancol, all’Aram e al Lumen saranno trasferiti a un ente della Regione. Ecco il piano di Rosario Crocetta per salvare il personale dei gestori dei corsi a cui il governo sta togliendo l’accreditamento, cioè la patente per organizzare lezioni con fondi pubblici.

Una manovra che coinvolgerà per il momento i tre enti finiti nell’inchiesta che ha portato a dieci arresti a Messina: «Stiamo pensando di trasferire questo personale al Ciapi di Priolo. Sarà questo ente, di proprietà della Regione, a gestire i corsi dei tre enti e a impiegare il personale, che così potrà continuare a essere pagato dalla Regione».

Un paracadute che la giunta ha iniziato a mettere a punto ieri dal punto di vista giuridico e che toglie di mezzo le altre ipotesi legate a cassa integrazione e trasferimento ad altri enti privati di formazione. La scelta di portare questo personale nell’orbita pubblica. Una manovra che lo stesso Crocetta ritiene possibile anche per dipendenti di altri enti (sono almeno 43 quelli su cui la Regione ha in corso procedure che possono portare alla revoca dei finanziamenti). A cominciare dallo Ial, l’ex ente della Cisl oggi guidato da imprenditori vicini a Nino Papania. Questo ente (850 dipendenti) ha l’accreditamento ma per Crocetta non ci sarebbero le condizioni per andare avanti:
«Non si capisce come lo Ial ha speso 25 milioni visto che non ha pagato il personale...».

Ieri sull’emergenza formazione sono intervenuti tutti i sindacati. La Cgil si dice «indignata ma non stupita» per quello che sta emergendo. «La formazione è una macchina di sprechi e malaffare - hanno detto Michele Pagliaro e Giusto Scozzaro - tanto che avevamo chiesto, senza ottenere risposta, il varo di un codice etico nel settore». La Cgil chiede di togliere l’illegalità salvaguardando il personale.

Claudio Barone, leader della Uil, ritiene che «la magistratura merita un plauso e il sistema va ripensato completamente. Ma occorre partire sganciando le garanzie sulle retribuzioni dei lavoratori dai finanziamenti agli enti. Quello di oggi è un sistema che fa acqua da tutte le parti». E la Cisl di Maurizio Bernava aggiunge: «Le nostre denunce sono rimaste inascoltate. Ci eravamo illusi che la nostra uscita dallo Ial, nel 2011, potesse rappresentare la rotta da seguire sul fronte della netta separazione tra politica e gestione. Invece è accaduto esattamente l’opposto: la politica ha totalmente occupato la formazione».

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