Sicilia, Politica

Crocetta tuona: «Il Pd deve rinnovarsi»

L’inchiesta scuote i democratici alla vigilia della direzione. Il presidente della Regione: “Il partito sta facendo harakiri”

PALERMO. Nel Pd esplode la questione morale. E mette tutti contro tutti. Al punto che il presidente della Regione annuncia l’intenzione di disertare la direzione regionale già convocata per domattina a Palermo.
Crocetta va all’attacco: «Il Pd sta facendo harakiri. Mentre viene colpito da inchieste giudiziarie si appresta a discutere in direzione del rapporto col mio movimento, il Megafono. Ma io non mi faccio processare mentre sto rischiando tantissimo. Dopo il licenziamento di 50 mafiosi che erano pagati dalla Regione come Pip mi sarei atteso il sostegno del partito, invece convocano una direzione per parlare del Megafono. Un suicidio. O forse un modo per distrarre l’attenzione mediatica da altri problema».
Il presidente rivela di essere pronto a pubblicare un proprio documento sul rapporto col Pd: «Si intitola La casta e la Suburra. Dove la Suburra è chi ci tira le molotov e la casta sono i partiti. Fra cui il Pd, dove ci sono persone perbene ma c’è anche una questione morale grande così. C’è bisogno di avviare un serio rinnovamento».
Una posizione che sarà messa sul tavolo da Nelli Scilabra, l’assessore alla Formazione espressione dei giovani del Pd: «Io spero che alla direzione venga posto il tema della questione morale. E che si sfrutti questa fase storica per dare più spazio ai giovani, che non sono coinvolti nei problemi che le cronache stanno rivelando».
Il caso nel Pd nasce dall’arresto della moglie di Francantonio Genovese, leader messinese e deputato più votato a livello nazionale, a sua volta sotto indagine. Ma ieri nel Pd è cresciuta la tensione soprattutto intorno a Franco Rinaldi, cognato di Genovese e punta di diamante della corrente Innovazioni all’Ars, dove è presidente del collegio dei questori (carica da tremila euro al mese di bonus aggiuntivi). Ieri da Messina si è appreso che la Procura aveva chiesto l’arresto anche per la moglie di Rinaldi, Elena Schirò (richiesta rigettata dal Gip). Mentre all’Ars, nella segreteria di Rinaldi, ha lavorato fino a qualche settimana fa Concetta Cannavò, una delle dieci persone agli arresti. L’area renziana da Messina chiede un passo indietro a Rinaldi e Genovese e invoca «trasparenza nella conduzione del tesseramento e della tesoreria».
A porre la questione morale alla direzione sarà Antonello Cracolici: «C’è stato un abbassamento della tensione morale nel partito. Non è un problema solo da codice penale ma di limiti ai comportamenti dei dirigenti. Pur senza essere giustizialisti, il Pd così non ce la fa». Cracolici ritiene che «quello che sta emergendo sulla formazione professionale potrebbe riguardare altri settori. Mi auguro che le accuse siano infondate, in ogni caso il Pd è andato oltre il livello di guardia. Dobbiamo impedire la rappresentanza politica a dirigenti che abbiano attività imprenditoriali». È un messaggio a Genovese e Rinaldi. Cracolici prende le distanze: «Ricordo che quando Crisafulli fu indagato si autosospese subito dalla vice presidenza dell’Ars. E ho apprezzato che Francesco Cascio del Pdl si è sospeso dalla presidenza della commissione Ue quando ha ricevuto l’avviso di garanzia nell’inchiesta sul Ciapi». Cracolici annuncia di essere pronto a proporre al Pd regole più stringenti sul codice etico. Ma il segretario Giuseppe Lupo rivendica l’adozione dei primi provvedimenti: «Il nostro codice etico prevede la sospensione solo dopo una sentenza di primo grado, noi l’abbiamo decisa per gli iscritti di Messina già mercoledì e da settimane il partito sullo Stretto è commissariato. Sono d’accordo a regole più stringenti ma non diventino provvedimenti ad personam».

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