Sicilia, Politica

Sanità, i laboratori: stop alle esenzioni

Prosegue la protesta contro i tagli, l’assessore Borsellino: lavoriamo con Roma per una soluzione. Le strutture rialzano le saracinesche: ma costretti a far pagare pure anziani, diabetici e malati di tumore

PALERMO. Analisi mediche a pagamento anche ai pazienti esenti dal ticket. Dopo aver tenuto abbassate le saracinesche per quasi una settimana, i laboratori d'analisi siciliani convenzionati con la Regione oggi riapriranno, ma annunciano una nuova forma di protesta. Secondo i sindacati Citds, Ferbiologi, Cssp e Laisan, che, ieri riuniti all'Astoria, hanno proclamato lo stato di agitazione, a scegliere la linea dura saranno circa 640 strutture, tra singole e associate in consorzi, che sospenderanno l'erogazione delle prestazioni specialistiche dietro ricetta, con il risultato che anche anziani, diabetici, cardiopatici e ammalati di tumore pagheranno per intero. Nessuna convenzione, nessuna agevolazione. In sostanza, lavoreranno come se fossero dei privati, facendo fare gli esami a pagamento, secondo le vecchie tariffe regionali.
Un ultimatum deciso dopo il fallimento della trattativa con l'assessorato regionale alla Salute. Il mese scorso il tavolo tecnico insediato per la revisione delle tariffe del decreto Balduzzi, che prevedono tagli fino al 50 per cento su alcune prestazioni, aveva individuato una soluzione, prevedendo il pagamento di un ticket tra 6 e 10 euro sulla ricetta. Ma dopo «il nulla di fatto», i sindacati chiedono le dimissioni del dirigente generale, Salvatore Sammartano e annunciano una class action per il risarcimento dei danni. Sono circa 115 milioni i fondi destinati ai laboratori convenzionati ogni anno. Con il Balduzzi scendono a circa 76. I centri avrebbero voluto che l'assessorato «correggesse» il decreto per ridurre l'effetto dei tagli. «Il tavolo tecnico ha lavorato inutilmente - dicono in coro Mimmo Marasà di Citds, Pietro Miraglia di Federbiologi, Filippo Cinardo di Laisan e Mario Rizzo di Cssp -. Il Balduzzi non è un decreto che non si può modificare, ma prevede che le Regioni che hanno i fondi possono intervenire. Non chiediamo soldi aggiuntivi, ma solo di rimodulare l’aggregato destinato a noi. La responsabilità non è di Roma, come dice l'assessore».
Ma l'assessore Lucia Borsellino ribadisce che «l'operato dell'amministrazione si è conformato al rispetto delle istanze degli interlocutori» e precisa che «le proposte emerse con i rappresentanti di categoria sono frutto di un leale confronto istituzionale con il dipartimento guidato dal dirigente Sammartano. Le motivazioni dei laboratori sono alla base dell'interlocuzione già avviata a livello nazionale per una soluzione nelle sedi competenti».
I sindacalisti sostengono che le perdite «si aggirano attorno al 46 per cento». E spiegano di avere realizzato un report sulle strutture in crisi in tutta l’Isola. In cima alla classifica, c'è un consorzio di Trapani, che con 7 dipendenti e 2 strutture aggregate, ha perso oltre il 59 per cento di fatturato. Un consorzio di Palermo, con 58 biologi e 10 strutture, è passato da 190 mila euro a 106 mila di entrate. Ma a guadagnare di meno sono anche i laboratori singoli. Come a Palermo, dove un laboratorio con 6 biologi, ha registrato il 33 per cento in meno di entrate.
Gastone Brizzi, titolare di un consozio di Palermo che conta 36 dipendenti, a maggio ha fatturato 120 mila euro, a giugno, dopo i tagli del Balduzzi, 80 mila. Donatella Sindoni, titolare di un laboratorio a Messina e consigliere comunale del Pd protesta: «Crocetta non può rimanere sordo». Secondo i sindacati, il taglio dei rimborsi inciderà anche sul personale: «Perderemo migliaia di posti di lavoro», tuonano i rappresentanti, che sottolineano come «una prestazione eseguita nel privato costa 5 volte meno di quella pubblica».
Anche nel resto d'Italia stanno iniziando ad alzare bandiera bianca di fronte ai nuovi rimborsi. «La Puglia da un mese non accetta ricette mediche, venerdì scorso si è aggiunto il Lazio - dicono i sindacalisti -. In Emilia Romagna, Toscana, Lombardia e Veneto, le Regioni sono intervenute con risorse aggiuntive nei bilanci, per ridurre i tagli».

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