Sicilia, Politica

Straordinari e pensioni, i privilegi dei regionali

PALERMO. Straordinari più ricchi, pensioni migliori, tutele dello stipendio anche quando si perde l’incarico: la Corte dei Conti punta il dito contro i privilegi dei regionali rispetto agli statali. E fa infuriare i sindacati.
Il giudizio di parifica sul bilancio 2012 ha messo in evidenza il caso-straordinari. Il fondo con cui vengono pagati (si chiama Famp) ha una dotazione di 38 milioni per i funzionari e di 40 milioni per i dirigenti. E, soprattutto, resta sempre uguale anche se diminuisce il numero dei dipendenti «a differenza - segnala la Corte - di quanto avviene per l’omologa norma statale». Lì, nel resto d’Italia, il budget del cosiddetto salario accessorio «diminuisce in misura proporzionale alla riduzione del personale in servizio». In Sicilia invece chi resta si divide anche la quota di chi è andato via.
Ma la norma che i giudici contabili contestano ormai regolarmente è la clausola di salvaguardia: un articolo del contratto collettivo che permette ai dirigenti regionali di mantenere praticamente lo stesso stipendio anche se cambiano incarico e ricevono mansioni inferiori. Tutte eccezioni alle regole nazionali che per la Corte contribuiscono a rendere inefficaci i tentativi di tagliare la maxi spesa per il personale che ha raggiunto nel 2012 la cifra di 982 milioni a cui si aggiungono 808 milioni per forestali, precari e dipendenti delle partecipate.
I magistrati contabili segnalano anche che i tentativi di diminuire i permessi sindacali assegnati dalla Regione ai rappresentanti di tutte le sigle riconosciute «non appaiono idonei a colmare la più che significativa differenza tra la disciplina regionale e quella applicabile negli altri comparti».
E ancora, la Regione conta anche 41 fra dirigenti a tempo determinato ed esterni. Per la Corte è «un numero eccessivo rispetto alla normativa statale» e assunto «in assenza di apposite regole per la nomina di questi soggetti».
La Regione spende sempre di più perchè le riforme vengono annacquate. E così la Corte segnala che la legge nata nel 2008 per tagliare gli uffici intermedi (guidati da altrettanti dirigenti) ha subito varie modifiche al punto che dovevano restarne 456 e ce ne sono 498.
C’è poi il caso dei 16.377 pensionati costati l’anno scorso 659 milioni (17 in più del 2011). Il problema è che gli assunti fra il 1986 e il 2003 continuano ad andare in pensione con un sistema misto fra il contributivo e il retributivo che nello Stato è stato superato nel ’93. «Si aggiunga - conclude la Corte dei Conti - che questo sistema oggi appare ancora più inadeguato alla luce della riforma Fornero che prevede l’estensione a tutti i lavoratori del sistema di calcolo contributivo (meno favorevole) dal gennaio 2012. In Sicilia non è più procastinabile una riforma».
Ma i Cobas-Codir e il Sadirs, le sigle autonome più rappresentative alla Regione, non ci stanno: «Ci saremmo aspettati più attenzione sui veri sperperi della politica, sui costi faraonici dell’Ars e sui sontuosi contratti dei dipendenti del Parlamento. Invece si continua a fare demagogia contro i regionali».

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