Berlusconi, una condanna tanti dubbi

La sentenza del Tribunale di Milano che condanna Silvio Berlusconi a sette anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, in attesa di conoscerne le motivazioni, si presta ad almeno due riflessioni. La prima riguarda la sostanza del giudizio. Siamo curiosi (e non solo noi) di vedere come faranno i giudici a giustificare la condanna per concussione in assenza di concussi o di induzione alla prostituzione in mancanza di pagamenti. I funzionari della Questura di Milano hanno negato di aver subito pressioni da parte di Berlusconi per liberare Ruby la sera in cui fu arrestata. Con la scusa che si trattava della nipote di Mubarak. La ragazza, dal canto suo, dice di non aver mai avuto frequentazioni intime con il premier. I giudici di Milano, evidentemente, sono convinti che le vittime dicano il falso. Sarà istruttivo conoscere come spiegano la loro certezza.
Seconda considerazione. La sentenza è maturata in un quadro di patologie incrociate fra giustizia e politica. L’intero processo è stato segnato da un’alta esposizione mediatica che ha rilasciato veleni in gran quantità e alimentato tifoserie contrapposte. Diciamo che il clima che ha accompagnato le udienze non è stato dei più sereni Un’ambientazione poco adatta per giudicare il comportamento di un leader che, ancora tre mesi fa, ha ottenuto il consenso di milioni di italiani. Forte il dubbio che, sotto la procedura penale, si nascondesse anche l’intenzione di celebrare un processo politico. A questo proposito non possiamo dimenticare che l’offensiva giudiziaria contro Berlusconi coincide con l’inizio della sua avventura nelle istituzioni. Un iper-inquisito, viste le 2.700 udienze che fino a questo momento l’hanno visto imputato. Un record che nemmeno i più incalliti delinquenti. Come allontanare il dubbio dell’accanimento giudiziario?
A questo punto dobbiamo solo sperare che i protagonisti della vita politica mantengano i nervi saldi nell’interesse del Paese. Tanto più adesso che l’orizzonte dell’economia torna basso. Quanto sia delicata la situazione lo conferma il differenziale fra Btp e bund tedesco tornato, dopo molti mesi di relativa calma, a quota trecento. Nel Pdl si nota molta agitazione: quella di ieri è la seconda sentenza negativa verso il capo del partito dopo quella della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento. Il nervosismo è palpabile e dobbiamo solo sperare che non si scarichi sul governo. Di tutto oggi il Paese ha bisogno tranne che concludere l’esperienza della maggioranza delle larghe intese. Berlusconi resta per il momento fedele all’impegno di separazione tra le sorti del governo e le sue vicende personali. Speriamo che prosegua su questa linea di responsabilità difendendosi nel processo e non dal processo. Letta e Alfano, infatti, devono andare avanti nell’interesse generale dell’Italia.

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