Sicilia, Editoriali

Fondi Ue, non siamo poveri ma incapaci

I consueti controlli sulla spesa dei fondi europei si sono risolti, anche questa volta, nell’ennesima verifica di una... incompiuta. Ma se fino ad ieri, sette anni dopo l’avvio del POR Sicilia 2007-2013, abbiamo assistito ad una lunga elencazione di scusanti, più o meno credibili, oggi il duro atto di accusa - o se si vuole di autocritica - arriva proprio dal cuore dell’Amministrazione.
Le parole dell'assessore all'economia (un tecnico di comprovata competenza) non lasciano spazio al dubbio. La fotografia dello stato dell'arte si riassume in tre parole "stato di emergenza". Nel Giornale di oggi, Giacinto Pipitone ripercorre l'andamento della spesa. Ne viene fuori uno spaccato a dir poco preoccupante, con interi dipartimenti regionali allo 0% di impegni ed altri al 100% ma tutti impelagati nella maglia inestricabile delle procedure e delle competenze. La Sicilia subisce, al pari delle altre regioni, la farraginosità delle procedure europee, ma non perde occasione per mettersi ostacoli tra i piedi. Un esempio tra tutti: non si possono spendere i fondi europei per i rifiuti perché la legge regionale 9/2009 semplicemente non lo prevede! Forse è anche per questo che l'opinione pubblica siciliana sembra vivere con malcelato distacco la vicenda dei fondi europei, nonostante rappresentino ormai l'unico strumento per dare corpo a quelle politiche per il lavoro che tanti invocano, ma che restano avvolte nei fumi del virtuale. Un giorno bisognerà riportare all'attenzione dell'opinione pubblica alcuni fatti salienti, a cominciare dal pesante segnale di disimpegno lanciato dalla Sicilia nel 2008, con lo smantellamento di quella stessa dirigenza che aveva portato la Regione ad essere la prima in Europa nelle condizioni di spendere i fondi disponibili. Ma questa storia, tutta da scrivere, dovrà dedicare un capitolo anche alle scelte dell'ex ministro Tremonti che nel 2010 bloccò la spesa dei fondi europei, dirottando le risorse in altre direzioni (Tirrenia?) e creando le precondizioni per farci perdere due miliardi di euro. Con riguardo ai soli fondi per lo sviluppo (FESR), il traguardo finale appare molto lontano. Entro il 2015 devono essere impegnati e spesi 4,4 miliardi di euro. Per ora ne risultano impegnati soltanto 2,3 e devono essere impegnati quindi altri 2,1 miliardi. Ma come è noto la spesa segue gli impegni, e qui sono dolori. Sono stati spesi infatti 1,2 miliardi in 66 mesi e dovremmo spendere 3,2 miliardi in 30 mesi; come passare allora da 18 milioni a 110 milioni al mese di spesa effettiva? La terapia choc che ci serve non può essere più quella delle rotazioni del personale; è tempo di stabilizzare ma responsabilizzare e fare in modo che Politica e Burocrazia abbiano un linguaggio univoco e convergente sull'obiettivo, anche nel dialogo tra Roma, Palermo e Bruxelles.

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