Sicilia, Editoriali

Crocetta adesso è più forte

Il Pd e Crocetta possono brindare. L’asse che da ottobre guida la Regione ha fermato la rimonta che il Pdl aveva avviato con le Politiche di febbraio. Il centrodestra governava nelle 4 grandi città chiamate al voto. Per il centrosinistra è una vittoria che si aggancia a quella registrata a Roma e in varie altre città italiane. Ma è soprattutto un voto che evita strappi alla Regione: Crocetta esce più forte da queste elezioni in 142 Comuni e avrà più armi per contenere il pressing degli alleati per un cambio del governo, sfociato nelle ultime settimane in scontri aperti.
Che a un Crocetta più forte corrisponda un’azione di governo più decisa verso i temi dello sviluppo e della crescita dell’occupazione, sarà il tempo a dirlo. Di sicuro, il voto per le Amministrative trasmette questa ansia dell’elettorato. I grillini che erano stati fino a ora, anche in Sicilia, i migliori interpreti della richiesta di una politica diversa e di governi più efficienti hanno molto rallentato (se non invertito) il loro trend di crescita. In qualche caso, come a Catania e Messina, con percentuali bassissime. È il segnale che gli elettori chiedono risposte ai problemi reali e meno equilibrismi politici, così a Roma come nei Comuni grandi e piccoli della Sicilia.
Le paure per la perdita di posti di lavoro e l’economia ferma sono più determinanti di quanto si potesse pensare alla vigilia. Hanno determinato un voto che dà in mano a chi governa maggiore forza e meno imbarazzi. E si presentano a Crocetta come i primi temi in agenda del dopo-elezioni. Il presidente e il Pd, anche questo dice il voto, dovranno mettere da parte la sfida per il primato nell’Isola: lì dove si sono misurati l’un contro l’altro hanno favorito il centrodestra.
Che pure paga a sua volta le proprie divisioni. Gli elettori hanno bocciato le amministrazioni uscenti (che spesso hanno portato al disastro finanziario che provocherà aumenti fiscali). E gli scontri fra big locali hanno fatto il resto. Si potrebbe anche dire che, a differenza di quanto accade quando il voto è nazionale, la mancanza del traino di Berlusconi risulta decisiva. L’ex premier ha disertato la campagna elettorale siciliana e il tentativo di allargare l’alleanza rompendo il nuovo asse fra sinistra e Udc non è riuscito.

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