A Roma vince Marino, il Centrosinistra conquista sei capoluoghi

ROMA.  Il centrosinistra conquista sei capoluoghi e si conferma vincitrice negli altri cinque che già governava: è quanto emerge mentre è ancora in corso lo spoglio in alcuni comuni, mentre in altri si è già concluso. Il centrosinistra strappa infatti al centrodestra Roma, Brescia, Iglesias, Imperia, Treviso e Viterbo. Il centrosinistra si conferma ad Ancona, Avellino, Berletta, Lodi, Siena (alcune di queste amministrazioni erano commissariate prima delle comunali del 26-27 maggio e dei conseguenti ballottaggi).

La riconquista di Roma ha il volto sommesso e schivo del marziano Ignazio Marino. «UN secchione», come lo chiama la figlia, che ha generato una valanga di consensi a cascata in tutte le zone della città. Un effetto Marino che ha travolto anche i feudi della destra. Mai un sindaco aveva fatto tanto. L«'irregolare» Marino, nato a Genova, vissuto a Palermo e Pittsburgh, ci è riuscito. Gianni Alemanno, dopo essersi battuto contro ogni sondaggio, riconosce l'onore delle armi al primo istant pool. Ma non cede. La sconfitta brucia di 28 punti di distacco: 64% contro 36%. Ma il voto patisce dell'astensionismo, ospite non gradito anche al primo turno: l'affluenza definitiva per l'elezione del sindaco si è attestata al 44,93% e crolla di ben otto punti percentuali rispetto allo scorso maggio (52,81%). Ad annunciare l'esito finale della sfida per il Campidoglio, esattamente come nel caso delle elezioni regionali, non è però il vincitore ma lo sconfitto, o meglio l'architetto della campagna elettorale di Alemanno, il senatore Andrea Augello.  «Mi pare evidente che ha vinto Marino. Il tempo delle analisi verrà dopo e sarei cauto nell'archiviare la storia della destra a Roma: il mondo è più complicato di così», dice. Dopo un'ora ad ammettere la sconfitta è lo stesso Alemanno: «Mi prendo io tutte le colpe: non siamo riusciti ad aggregare attorno a ciò che stavamo costruendo». Francesco Storace col competitor Nicola Zingaretti fece la stessa cosa: riconobbe la sconfitta, sua, e la vittoria dell'altro. Anticipando il governatore.  Gli avversari del sindaco uscente gongolano di «una vittoria mai vista». «Mai era successo una cosa simile» - e vedono nel voto solo «il fallimento dell'amministrazione Alemanno» e il desiderio di voler voltare pagina dopo «cinque anni di decadenza». Ma il sindaco uscente non sembra intenzionato ad arrendersi facilmente: «Si parla del de profundis del centrodestra - dice - Se ne parlò anche durante la prima sconfitta. Poi dopo ho vinto contro Rutelli. Abbiamo le energie per ripartire, non facciamo questo errore». Intanto in casa del chirurgo dem si festeggia a ritmo di Bella Ciao. «Saniamo i saluti fascisti in Campidoglio di 5 anni fa», dicono i sostenitori di Marino arrivati nella piazza di Michelangelo. Ma oggi in Campidoglio è tempo di ben altri saluti. Si fanno scatoloni, si versa qualche lacrima, si dice «potevamo capirlo, lo sapevamo».  Dalle parti di Marino è un'altra storia. «Voglio far rinascere Roma -dice il chirurgo- Spero che nei prossimi anni Roma possa essere orgogliosa di me. Sono tantissime le cose che devono essere fatte in questa città. La Capitale in cui credo è quella che premia il merito e che non si dimentica un solo istante di chi è rimasto un passo indietro». E poi guarda già al domani: «Dobbiamo lavorare sulla base non delle ideologie ma delle idealità. Dobbiamo far sentire a tutti che ognuno di noi è cittadino di Roma. E questo lo faremo partendo dal decoro urbano, dal traffico, dall'emergenza casa, dal problema lavoro. Noi dobbiamo rilanciare l'arte, la cultura e l'archeologia. Non dobbiamo possedere quello che abbiamo ma valorizzarlo». «Tutti dobbiamo collaborare, dobbiamo confrontarci con tutti, come 5 stelle, come il movimento di Alfio Marchini, anche col sindaco uscente», aggiunge. Dal vincente Marino accorre il segretario del Pd Guglielmo Epifani, il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. Da Parigi il sindaco Bertrand Delanoe, ammiratore di Veltroni, palude alla fine di «una gestione reazionaria». Marino dal palco fa un discorso quasi da taumaturgo: «Ce la faremo a riprenderci la storia di Roma, questa città tornerà a sognare, voglio tornare a rivedere le persone a sorridere». Sa di avere una grande responsabilità, «e ci lavorerò 7 giorni su sette». Da stasera 'Dajè non è più solo uno slogan.

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