Sicilia, Politica

«Stipendi in ritardo», è polemica tra ex Pip e governo

PALERMO. Sono di nuovo sul piede di guerra gli ex Pip. I lavoratori si dicono pronti a scendere ancora in piazza per non avere ancora ricevuto «lo stipendio del mese di maggio». La tensione è altissima. Ieri un precario, Salvatore Benfante, ha minacciato di impiccarsi davanti all'assessorato alla Famiglia, se non riceverà queste somme. Gli oltre 3 mila precari della Social Trinacria ad oggi non lavorano, da quando, il primo maggio, è stata sospesa l'attività della società. L'ultima Finanziaria prevede un assegno sociale erogato dall'Inps di 833 euro mensili, più gli assegni familiari fino a dicembre, che permetterà alla Regione di continuare a impiegare questo personale in piccoli lavori urbani e negli assessorati. Ma per far entrare il vigore il sostegno al reddito bisogna che prima i lavoratori risultino disoccupati. Ludovico Gippetto, leader dell'area moderata, si dice dispiaciuto e racconta che «il presidente Crocetta, lunedì scorso, aveva detto al comitato dei lavoratori che nel giro di un paio di giorni avrebbero ripreso a lavorare. Ma ancora, dopo dieci giorni, non abbiamo risposte e non riusciamo a contattare il presidente». L'assessore alle Politiche sociali, Ester Bonafede, risponde che «per usufruire dell'assegno sociale devono risultare licenziati - spiega -. Attualmente sono coperti dall'assicurazione Aspi, che viene erogata dall'Inps. Gli unici soldi che non stanno ricevendo sono quelli relativi ai primi quindici giorni di maggio, perché l'ex presidente della Social Trinacria non ha subito attivato le procedure del licenziamento, necessarie per godere dell'assicurazione e, quindi, dell'assegno sociale. I lavoratori devono stare tranquilli, perché avranno quei soldi». Ma dalla Social Trinacria replicano a tono: «Non è vero che le procedure di licenziamento non sono state completate. Forse la Regione non ha ancora chiuso l'accordo con l'Inps per il sostegno di 830 euro e ci scarica colpe del ritardo degli stipendi». La Bonafede, a sua volta, risponde che «oggi c'è un incontro tra i due dirigenti degli assessorati alla Famiglia e al Lavoro con il direttore generale dell'Inps per definire le procedure. Dobbiamo dare all'Inps il tempo di lavorare. Sono 3 mila pratiche». Intanto, la tensione sale di giorno in giorno attorno a un settore che era stato trasferito tre anni fa dall'orbita comunale a quella regionale, che continua a costare 36 milioni all'anno. «C'è gente che non ha i soldi per comprare il pane o che ha dovuto rinviare la prima Comunione dei bambini. - continua Gippetto -. Ho visto piangere un mio collega davanti a palazzo d'Orleans, è mortificante». E annuncia lo scioglimento del comitato «visto che Crocetta non ci dà risposte».


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