Sicilia, Sport

Balotelli, un pentito di camorra: "Chiese di spacciare per scherzo"

Il fatto risalirebbe alla visita del giocatore a Scampia nel 2010. SuperMario si difende e urla alla menzogna

ROMA. Mario Balotelli, inesorabilmente. Curioso, ingenuo, fuori dagli schemi. Una vita spesso giocata  sul limite, un fuorigioco simbolico. Questa volta è un fantasma del passato - la visita a Scampia nel 2010 - a riaccendere i riflettori sul 'bad boy' del calcio italiano. E lo fa, come spesso capita nella sua controversa carriera mentre è sul palcoscenico calcistico più prestigioso, quello della nazionale: come a dire, gloria e gomorra quasi sempre a braccetto, che SuperMario lo voglia o no. Arrivano da Napoli le parole di un pentito di camorra: nella oramai famosa visita di 'curiosita« nel quartiere della disperazione, l'allora ventenne talento azzurro si sarebbe anche divertito a vendere qualche bustina di droga. »Ah ah ah, vergognatevi«, l'amara risata con la quale Balotelli ha risposto. Ha urlato la sua rabbia in un tweet - tolto dopo 40' su consiglio Milan -, mentre scendeva dal treno azzurro che lo portava da Firenze a Bologna per la partita di domani con l'Italia. Poi dopo l'allenamento ha vomitato tutta la sua rabbia: »Odio la droga: è una bugia incredibile. Non sono pentito di essere andato a Scampia, capisco che non piaccio a tutti ma questa è cattiveria pura. E dal pm non mi pare il caso di tornare«. L'avversario, San Marino, non può certo togliere il sorriso. Le novità da Napoli sì.  Aveva già detto ai magistrati di Napoli la sua verità, a settembre di due anni fa. L'invito a comparire come persona informata dei fatti glielo aveva consegnato la DDA a Coverciano, anche quella volta era in nazionale. La pietra dello scandalo era la visita a Scampia del 2010, le foto con alcuni camorristi: non sapevo a chi mi accompagnavo, sono stato ingenuo e quando ho capito il pericolo sono scappato via, disse Mario di quell'ora d'estate passata dove nessuno immaginerebbe di vederlo; così, per semplice curiosità, più che per noia. Non sapere, non capire, non è un reato. Ma può essere una colpa che non ti perdonano, se sei famoso. E soprattutto, può riaffiorare di continuo, anche quando la fama di ragazzaccio sembra alle spalle.  E così è stato, oggi, ancora una volta mentre Balotelli era in nazionale. »Prima dicevate che andavo a puttane - la sua rabbiosa replica alle parole del pentito - la prossima sarà che la prendo in c....e tutto per fare odience«: un tweet con molte più parolacce di quante ne abbia mai usate per rispondere ai buu razzisti, e un insolito lapsus di ortografia per un ragazzo che l'inglese lo legge e lo parla, vista l'esperienza nella Premier League. Forse è dall»odiò, non dall'audience, che Balotelli si sente inseguito.  È stato così dai tempi delle 'folliè - quelle solo calcistiche - degli anni Inter. Le ribattezzarono tutti 'balotellatè. Ma presto non furono solo le litigate con Mourinho, le risposte ai tifosi che lo insultavano per il colore della pelle o la lite con il suo pubblico allo stadio di San Siro. La scacciacani mostrata in centro a Milano di fronte ai carabinieri, la sua macchina parcheggiata nel carcere femminile di Brescia che aveva lasciato incautamente il cancello aperto per soddisfare la sua infinita curiosità di 'peter pan', bambino che non vuole crescere. E poi ancora le freccette tirate ai giovani calciatori del Manchester City, dove era stato costretto ad emigrare da 'ragazzacciò della serie A, cui Mourinho rimproverava di avere un solo neurone.  Non è andata meglio in Inghilterra tra tabloid, multe a raffica alla sua Bentley parcheggiata perennemente sul marciapiede, storie di donne e tradimenti. Ma anche di un  Natale passato per le vie di Manchester travestito da Santa Klaus, a donare banconote da cento sterline ai clochard. La tutela del Milan e le cure di Prandelli: ecco la ricetta giusta per convincere il più talentuoso ragazzo del nuovo calcio italiano a far parlare di sè solo per i gol, come poi è stato a Euro 2012. Eppure anche in Italia i rotocalchi hanno avuto di che sbizzarrirsi: testa a posto, certo, ma non nella vita sentimentale. La paternità contestata, con Raffaela Fico, ha fatto da contraltare all'immagine di un Balotelli più maturo: e per lui sono perfino scesi in campo i genitori adottivi, una lettera aperta per difendere dalle 'strumentalizzazionì un ragazzo che sa cosa voglia dire essere abbandonato. 'Why always me?', scrisse un giorno sulla maglia. «Me lo chiedo ancora, è gravissimo che mi tirino in ballo per una bugia del genere», urla ancora una volta Mario Balotelli.

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