A TU PER TU. Regione: “Noi dipendenti fannulloni ma i giornali sono anche ingiusti”

La replica di Nino Sunseri: "Ecco cosa abbiamo scritto, siamo stati puntuali"

LA LETTERA


Sì, anch'io ho provato un grande disagio leggendo l'articolo pubblicato sull'edizione di domenica 5 maggio del Giornale di Sicilia.
Sono un funzionario direttivo regionale e come la collega della quale avete pubblicato una lettera domenica scorsa, saranno almeno 4, forse 5, anni che non mi assento dal lavoro per malattia (grazie al cielo!), però a causa delle spietate leggi della statistica, devo farmi carico di una parte delle assenze per malattia dei miei colleghi.
Ovviamente qui non parliamo di coloro che sono veramente afflitti da qualche malattia, ai quali va tutto il rispetto e la solidarietà possibili.
Stiamo parlando, invece, di tutti quelli che considerano le assenze per malattia una naturale estensione delle ferie fruibili annualmente.
Ed è proprio nei loro confronti, ma non soltanto, che provo rabbia perché, ahimè, il loro comportamento assurge agli onori, si fa per dire, della stampa e finisce per sovrastare la parte buona di questa tanto vituperata amministrazione regionale.
Vituperata anche dal suo massimo rappresentante, il nostro governatore, per il quale ho votato anch'io e che fin dai primi giorni dal suo insediamento ha espresso insulti generalizzati a tutta la categoria, dando del mafioso a chiunque.
Provo rabbia anche nei confronti dei sindacati che difendono spesso l'indifendibile anziché isolare i colleghi assenteisti, convinti di avere solo dei diritti e incapaci di avere consapevolezza dei doveri.
Nella civiltà della Grecia antica, la mancata adesione ai modelli positivi aveva come conseguenza la vergogna e il biasimo della comunità.
Ecco forse è da lì che si dovrebbe cominciare.
Possibile che questi colleghi e i sindacati che li proteggono non si rendano conto di quanto siamo fortunati rispetto ai tanti disoccupati? E che proprio l'essere così fortunati ci impone l'obbligo di lavorare di più e meglio?
Ma provo rabbia anche nei confronti dei giornalisti.
Che tipo di informazione è quella che espone un dato in modo secco, riferito ad un periodo limitato, senza fare un'analisi comparativa seria tra i diversi comparti della pubblica amministrazione e tra il comparto pubblico e privato, e ancora tra le varie regioni?
È un'informazione onesta?
Non soltanto penso che sia un modo di fare informazione ingiusto e strumentale, anche se me ne sfugge il fine ultimo, quello che non mi sfugge è che in un periodo di grandi tensioni sociali, come quello attuale, questo tipo di informazione non fa che accrescere i conflitti sociali, con tutte le conseguenze che irresponsabilmente può generare.
Io credo molto nell'importanza del vostro lavoro, ed è solo per questo che mi sono presa la briga di scrivere queste righe, perché non dovete mai smettere di fare il vostro mestiere, ma vi prego, voi che spesso censurate i comportamenti degli altri, fate in modo che i vostri giornalisti scrivano in modo meno approssimativo, soprattutto quando dietro ai numeri ci sono delle persone.
Firmo questa lettera, ma vi chiedo di non pubblicare il mio nome, in parte perché non amo i protagonismi e in parte perché credo di interpretare il pensiero di tanti miei colleghi e che, quindi, potrebbe averne molte di più di firme.
Con l'augurio di tutto il bene possibile.
LETTERA FIRMATA




LA REPLICA DI NINO SUNSERI

Indro Montanelli talvolta si rammaricava per non avere scritto alcuni degli articoli usciti dalla penna di Giorgio Bocca. Era il massimo degli apprezzamenti possibili considerando l'abisso ideologico che li separava. E la superbia. Come sempre accade fra prime donne.
Senza volare così alto non posso che sottoscrivere dalla prima all'ultima riga il contenuto della lettera. Non sarei stato capace di esprimere concetti migliori. Precisi, puntuali, efficaci. Solo su un punto mi permetto di dissentire. Non per difesa corporativa né, tantomeno, personale. Solo per amore della verità. Quando la lettera dice che l'informazione sull'argomento è stata carente e legata ad una statistica limitata nel tempo. Soprattutto senza confronti con quanto accade altrove.
Un'osservazione che non possiamo accettare. Tante volte, infatti, su queste colonne abbiamo raccolto le denunce della Corte dei Conti e della Commissione sul federalismo fiscale guidata, nella scorsa legislatura, da Enrico La Loggia. I risultati sono sempre stati penalizzanti per Palazzo dei Normanni. La Lombardia, con 10 milioni di abitanti ha tremila regionali. La Sicilia, con metà popolazione, ventimila. Né, per spiegare lo squilibrio, vale il solito discorso per cui lo Statuto speciale impone maggiori competenze.
Per quanto riguarda l'assenteismo è sufficiente leggere le relazioni della Corte dei Conti da noi più volte citate. Basterà ricordare che mediamente le assenze costano alla Regione oltre un milione al mese. L'estate scorsa c'era stato un aumento di trecentomila euro. Fra giugno e settembre, infatti, c'erano stati tremila giorni di malattia in più: un'epidemia? Improvvisi disturbi perché il sistema di condizionamento aveva funzionato male a causa dei tagli di bilancio? Chissà. Per non parlare degli altri privilegi. Facciamo i confronti come chiede la lettera? In Sicilia gli impiegati hanno a disposizione 45 giorni all'anno per assentarsi ricevendo comunque la retribuzione (in caso ad esempio di lutti, matrimoni o motivi familiari), a livello nazionale i permessi retribuiti sono ben vincolati tra matrimonio (15 giorni), partecipazione a concorsi o esami (massimo 8 giorni all'anno), motivi personali (tre giorni all'anno). Vogliamo parlare dei permessi sindacali dieci volte maggiori della media nazionale? Oppure dei pensionamenti anticipati per motivi di famiglia? Sono argomenti che hanno occupato molto spazio su queste colonne. Spesso con la mia firma.
Certo sappiamo bene che non bisogna generalizzare. I fannulloni sono ovunque. Ma è proprio per questo che abbiamo apprezzato la lettera... Vorremmo che le voci si moltiplicassero e il coro diventasse più fragoroso. Finalmente la rivolta degli onesti. Il silenzio che si rompe per isolare i ladri di stipendio. I finti malati le cui assenze producono danni non solo ai cittadini che pagano il loro stipendio ma anche ai colleghi costretti a tamponare l'emergenza. Aspettiamo dieci, cento, mille lettere come questa con l'impegno di rispettare il diritto alla privacy come abbiamo fatto in questa occasione. Perché non solo nella «Grecia antica, la mancata adesione ai modelli positivi aveva come conseguenza la vergogna e il biasimo della comunità». C'era di più. C'era l'ostracismo.
La Polis che votava l'espulsione di un cittadino ritenuto indegno condannandolo a vagare esule fra i barbari. Lontano dalla famiglia, dal focolare domestico, dalle divinità che non lo proteggevano più.
NINO SUNSERI

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