Sicilia, Economia

Imprese e sindacati: edilizia in agonia

Imprenditori e lavoratori venerdì insieme in corteo con i disoccupati. L’Ance: ecco le opere ferme. «Appalti bloccati, da gennaio persi 6.000 posti. Subito interventi». La Regione: in arrivo alcuni finanziamenti

PALERMO. Fra gennaio e aprile nel settore delle costruzioni in Sicilia si sono persi ogni mese almeno 1.500 posti di lavoro. E negli ultimi 4 anni il bilancio del crollo dell’occupazione indica che i posti persi sono già oltre 50 mila. Gli appalti pubblici sono fermi. Uno stallo che i dati forniti dall’Ance e dai sindacati qualche giorno fa - fotografano rapidamente: nel 2007, all’alba della crisi, nei primi 4 mesi dell’anno i bandi pubblicati da Regione e Comuni erano 432 e valevano 402 milioni di investimenti mentre nei primi quattro mesi di quest’anno sono state bandite appena 80 gare per un valore di 94,5 milioni.
Eccola la crisi in Sicilia. Che mette drammaticamente insieme imprenditori e sindacati. L’associazione dei costruttori (l’Ance) e l’Aniem (i piccoli imprenditori) hanno annunciato l’avvio di una stagione di proteste insieme agli artigiani della Cna Costruzioni, alla Legacoop e all’Anaepa. Una mobilitazione che scatterà da stamani con una conferenza stampa unitaria a cui parteciperanno simbolicamente anche i vertici di Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil. «L’obiettivo - spiegano congiuntamente - è sollecitare il governo Crocetta ad adottare nuove e diverse politiche di sviluppo». E per questo motivo venerdì scenderanno in strada tutti insieme a Palermo imprenditori, lavoratori, disoccupati e sindacati.
A preoccupare imprenditori e sindacati è la diversa velocità a cui viaggia la crisi in Sicilia: «Al progressivo fermo dei cantieri che erano stati avviati, si aggiunge il peggioramento del mercato delle nuove infrastrutture registrato nel primo quadrimestre di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2012. È stato posto in gara il 30% in meno di opere per un importo che risulta addirittura più che dimezzato (-56-8%)» segnala il presidente dell’Ance, Salvo Ferlito. Dall’inizio della crisi a oggi il mercato delle infrastrutture è crollato dell’80%.
Per questo motivo imprese e sindacati contestano alla Regione un certo immobilismo: «Non interviene nè per sbloccare cantieri fermi nè per finanziare nuove infrastrutture. Dimostrando così di non comprendere che, in particolare nella nostra Isola, la ripresa dell’economia passa innanzitutto dagli investimenti nel settore delle costruzioni». Il cartello di sigle contesta anche «le norme inserite in Finanziaria, che hanno aumentato la pressione fiscale sulla produzione dei materiali utilizzati per l’edilizia».
Stamani sindacati e imprese chiederanno soprattutto lo sblocco di appalti già finanziati ma non ancora assegnati: «C’è un lungo elenco di opere bloccate che vale circa 2 miliardi. È il caso - segnala l’Ance - della superstrada Nord-Sud che nel tratto compreso fra Mistretta, Nicosia e Gela vale almeno 450 milioni oppure della Siracusa-Gela per cui sarebbero pronti 350 milioni ma non viene fatto l’appalto». A tutto questo si aggiunge «il crollo del mercato dell’edilizia residenziale».
L’assessore alle Infrastrutture, Nino Bartolotta, ammette le difficoltà della Regione e prova a tendere una mano: «Se si pensa che il budget dell’assessorato è di 490 milioni ma che gran parte vanno a spese obbligatorie e al finanziamento del trasporto pubblico, si capisce come i margini di intervento sono strettissimi. Tuttavia abbiamo insediato un tavolo tecnico per cercare costantemente insieme delle soluzioni. E stiamo sbloccando finanziamenti che dovrebbero far ripartire l’edilizia agevolata, le ristrutturazioni nei centri storici e il cosiddetto social housing (una sorta di piano per case da vendere a scopo sociale, ndr)». Bartolotta precisa anche che fra i cantieri che non partono ci sono anche quelli che dipendono dallo Stato, come la Ragusa-Catania.
In questo clima di tensione si inseriscono anche i sindacati confederali. Cgil, Cisl e Uil illustreranno a loro volta domani un calendario di manifestazioni che animerà «la mobilitazione regionale del mondo del lavoro per ottenere dal governo regionale - spiegano Michele Pagliaro, Maurizio Bernava e Claudio Barone - misure per lo sviluppo produttivo dell’Isola, finora assenti, e dal governo nazionale politiche di riforma fiscale e amministrativa».

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