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«Malattie infettive non va trasferita» A Gela degenti e familiari occupano reparto

GELA. I pazienti ricoverati presso l’unità operativa di Malattie infettive dell’ospedale “Vittorio Emanuele” hanno avviato un’assemblea permanente per opporsi al trasferimento del reparto. Secondo loro i locali designati dal manager dell’Asp non sono idonei e compatibili a ospitare Malattie infettive. Le quattro stanze designate sono prive di servizi igienici e i malati per fare la doccia dovrebbero recarsi al secondo piano dell’ospedale. A loro difesa è corsa l’associazione “Amici del fegato”, presieduta da Aldo Cadaudella, e i familiari degli ammalati che hanno annunciato di non volere abbassare la guardia. Secondo loro, la circolare di trasferimento del reparto di Malattie infettive in una sezione dell’unità operativa di Medicina, firmata dal direttore sanitario dell’Asp, Maurizio Vancheri, non tiene conto di troppi aspetti, oltre a quello dell’incompatibilità tra i pazienti ricoverati nei due reparti. Ieri, secondo Pina Calò, dell’associazione Amici del  fegato, “avevano avviato l’iter di trasferimento del reparto. Sono andata in Medicina a verificare le stanze da destinare a Malattie infettive ma ho trovato i letti pronti ad ospitare i pazienti”. Contestualmente, nel reparto al quarto piano di Malattie infettive, la coordinatrice dello staff del manager dell’Asp, Elia Gueli, ha incontrato i dirigenti medici e i responsabili della direzione di presidio per definire probabilmente i dettagli dello spostamento dei pazienti. Nel frattempo l’associazione Amici del fegato ha effettuato un sopralluogo dei locali designati dal management dell’Azienda sanitaria provinciale. “Di sicuro i locali di Medicina non sono idonei a ospitare il reparto di Malattie infettive – dicono Cataudella e Calò - Nelle quattro stanze indicate manca di tutto, dai servizi igienici al locale per le terapie intensive. Secondo i vertici dell’Asp i pazienti per fare una doccia dovrebbero spostarsi al secondo piano dell’ospedale compresi quelli affetti da cirrosi epatica che sperano in un trapianto per continuare a vivere. “Noi non lasceremo trasferire i pazienti – precisano i familiari degli ammalati – Siamo in stato di agitazione civile per tutelare i loro diritti”.

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