Sicilia, Tempo libero

Aquile di Bonelli da salvare Prendono il volo 30 esemplari

La specie siciliana è a rischio estinzione. Ma c’è un progetto per la sorveglianza di venti nidi nelle province di Palermo, Trapani, Agrigento e Catania

PALERMO. Prendono il volo per la prima volta in questi giorni trenta giovani aquile di Bonelli. Raddoppiate le nascite. Dispersi due esemplari ad Agrigento. A tutelare la specie rapace, a rischio d'estinzione, un progetto per la sorveglianza di venti nidi nelle quattro province di Palermo, Trapani, Agrigento e Catania.
La specie autoctona siciliana, inserita nella «Lista rossa» della Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli), è tra le sei italiane insieme a gipeto, capovaccaio, grifone, forapaglie comune e bigia padovana, che rischiano di scomparire. Cinquemila le coppie di Bonelli presenti in tutto il mondo e circa cinquanta quelle esistenti in Italia e solo in Sicilia, unica regione italiana in cui ancora il rapace nidifica. Presente originariamente, infatti, anche in altre zone, come la Calabria e la Sardegna, oggi gli unici nidi italiani in cui l'«aquila fasciata» si riproduce è proprio nelle zone montuose siciliane.
Trenta i nascituri quest'anno, praticamente il doppio rispetto al 2010, quando ha preso il via un progetto di salvaguardia della specie, «Sos Bonelli», nato di comune accordo fra alcune associazioni animaliste, costituitesi nel Coordinamento tutela rapaci Sicilia e di cui sono promotrici Lipu, Wwf, BirdLife Italia, Ebn, ente di birdwatching italiano, Fir (Fondo Internazionale Rapaci), Fondo siciliano per la natura e Associazione mediterranea per la natura.
«Grazie all'impegno dei nostri 80 volontari - spiega Angelo Scuderi, coordinatore del progetto e consigliere nazionale della Lipu - abbiamo attivato a partire dal mese di aprile, per quasi tre mesi, presidi fissi di sorveglianza dei nidi per evitare che i pulcini venissero depredati o rubati. Tra gli strumenti utilizzati, oltre a binocoli e cannocchiali, anche impianti di videosorveglianza dei nidi». A mettere in pericolo la specie, infatti, abituata agli spazi aperti e a nidificare in zone rocciose, sono soprattutto il bracconaggio e le invasioni delle opere umane nel suo habitat naturale, come rimboscamenti, impianti eolici ed elettrodotti. Non ultimo,la pratica del free climbing, l'arrampiacata sportiva: «Alcuni arrampicatori, più italiani che stranieri, non rispettano il divieto di arrampicata nelle zone rocciose delle riserve, tra l'altro ben segnalate, in cui sono presenti i nidi. Disturbando rapace e prole».
Quest'anno, grazie alla sorveglianza, le nascite sono più che raddoppiate. «Nel 2010, anno in cui il progetto è nato, le nascite erano circa 12, massimo 15 - aggiunge Angelo Scuderi -. Il nostro monitoraggio ha salvato dal bracconaggio, quindi, il 50 per cento dei nascituri. Dati importanti se si considera che delle aquile nate, l'80 per cento di esse muore entro l'anno di vita. Dunque solo una piccola percentuale, riproducendosi, contribuirà al ripopolamento della specie». Nonostante la sorveglianza, però, due aquilotti sono spariti circa due settimane fa, probabilmente «vittime di bracconaggio e su cui le Forze dell'ordine stanno già indagando». Essendo potente come la Reale, ma più piccola e agile come un falco, l'aquila di Bonelli è tra i rapaci più predati dai bracconieri. «Finché resta nel nido e non è capace di volare, è in pericolo e quindi necessita di sorveglianza. Una volta involato, è indipendente e meno esposto ai pericoli antropici». Una volta spiccato il volo, il Coordinamento tutela rapaci Sicilia prosegue con l'attività di monitoraggio periodico durante tutto l'anno, per controllare il numero di esemplari, in particolare a partire dai mesi di dicembre, periodo in cui iniziano gli accoppiamenti, e di marzo, quando depone le uova. «Finita la sorveglianza - conclude Scuderi - continua l'attività di caratterizzazione genetica della specie sicula», analizzando e mappando il Dna della Bonelli «nostrana». 

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