Moratoria sull’Imu, Fisco e larghi conflitti

È mai possibile che il fisco consideri i cittadini come sudditi senza diritti? Il tempo e la fatica necessaria per rifare tutte le carte non conta nulla? Perché non cercare forme di compensazione a valere sulle prossime scadenze?

di NINO SUNSERI

È stato un fine settimana di cattivi pensieri. Intanto sul fronte fiscale. Venerdì il consiglio dei ministri ha approvato la moratoria sull’Imu della prima casa. Se ne riparlerà il 31 agosto. Nel frattempo si è verificato un incidente che, in qualche maniera, ricorda il problema degli esodati con la riforma delle pensioni. Nessuno, fra i ministri e i tecnici di Palazzo Chigi, si è ricordato dei centomila italiani che hanno già presentato la loro dichiarazione dei redditi. Come uscirne? Nessuna. Tanto c’è tempo fino al 31 maggio. I contribuenti solerti dovranno rifare tutto daccapo. Si erano mossi in anticipo per non avere problemi e si troveranno, invece, imbottigliati nell’ingorgo degli ultimissimi giorni. Proprio quello che non volevano. Ma è giustificabile? È mai possibile che il fisco consideri i cittadini come sudditi senza diritti? Il tempo e la fatica necessaria per rifare tutte le carte non conta nulla? Perché non cercare forme di compensazione a valere sulle prossime scadenze? Sarebbe un atto di rispetto che certamente renderebbe un po’ meno amaro l’appuntamento con le tasse. Sembra una cosa semplice, ma per la rugginosa amministrazione pubblica è un impegno insormontabile.
Per non parlare, ovviamente, del balletto sull’aumento di un punto dell’Iva. L’appuntamento è fissato per l’1 luglio. Manca un mese e mezzo ma, soprattutto, mancano le idee. Il governo e i partiti della maggioranza annunciano che faranno di tutto per fermare le lancette. Come? Quando? Non è noto. Nel frattempo Confcommercio fa sapere che il ritocco costerà 135 euro ad una famiglia media e, contemporaneamente, determinerà un’altra doccia gelata sui consumi. Chiuderanno altre migliaia di imprese. Una soluzione si troverà. Forse. Ma davvero non c’è alternativa a questa ansiosa rincorsa all’ultima emergenza da tamponare?
In realtà, questo cammino ansimante del nuovo governo è frutto dell’equivoco di fondo che anima la maggioranza. Si sprecano i mal di pancia fra i due principali partiti. La prova si è avuta sabato con la manifestazione della Fiom. Vecchi slogan che invocano nuovi diritti e altri investimenti. Senza mai interrogarsi sulla sostanza delle cose. Quali diritti aggiuntivi si possono chiedere se è impossibile difendere gli attuali? E gli investimenti? Dove sono le risorse per finanziarli? La manifestazione della Fiom contestava apertamente il governo. In piazza molti esponenti del Pd. Una domanda: ma contro chi protestavano visto che i provvedimenti sotto accusa erano stati votati dal loro stesso partito? Per fortuna Guglielmo Epifani non ha partecipato. Tuttavia in un'altra piazza, non lontana, non perdeva occasione per prendere, a sua volta, le distanze da Berlusconi, dicendo che l’alleanza ha solo carattere di necessità. Nessuna pacificazione.
Da questo punto di vista anche il centro-destra ha molti peccati. Sull’Imu il coro del Cavaliere e di Brunetta nell’attribuirsi il merito del rinvio. Altrettanto condannabile il corteo contro i giudici due sabati addietro a Brescia. In prima fila alcuni ministri, compreso Angelino Alfano, vice presidente del consiglio e, soprattutto, ministro degli Interni. Non si era mai visto il responsabile dell’ordine pubblico scendere in piazza.
Che dire? Questo non sembra un governo di larghe intese. Casomai di larghi conflitti. I due principali attori della maggioranza non perdono occasione per segnare le differenze. Uno spettacolo che, ovviamente, sta disorientando l’opinione pubblica. Altro che programma condiviso. Questo è la macchina del fango tra finti alleati. Sullo sfondo, Grillo ormai vittima delle contraddizioni fra le affermazioni in campagna elettorale e la realtà parlamentare. Non poteva non succedere. Così è stato. Proprio un week end di cattivi pensieri. E un po’ indecenti.

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