Convenzione sulle riforme, lo scontro Berlusconi-Pd mette a rischio il governo

Il leader del Pdl si autocandida ed è polemica tra i partiti. «Se la Convenzione per le riforme non parte entro il mese di giugno», avverte Maroni «credo che la sorte del governo Letta sia segnata» quindi «meglio tornare al voto»

ROMA. «Temo di sì, sono preoccupatò». Roberto Maroni ritiene che il governo sia a rischio per lo scontro tra Pd e Pdl sull'incarico di presidente della Convenzione per le riforme per il quale si è autocandidato Silvio Berlusconi. La polemica tra i partiti infatti non si placa ed il capitolo «convenzione» si somma ora a quello sull'Imu allungando la lista degli ostacoli cui deve far fronte il governo Letta, alle sue prime mosse. «Se la Convenzione per le riforme non parte entro il mese di giugno», avverte Maroni «credo che la sorte del governo Letta sia segnata» quindi «meglio tornare al voto». Secondo il ministro dell'Ambiente, Andrea Orlando invece «è importante che ognuno abbia il senso della misura». E «alcune proposte non corrispondono all'esigenza di una pacificazione». Una chiara allusione alla candidatura del Cavaliere che nel Pdl, invece, descrivono determinato a non mollare. Ma dal Pd non si attenua il fuoco di fila su questa ipotesi e infatti per Walter Veltroni «se proprio si vuole fare la convenzione deve essere guidata da un uomo che abbia equilibrio e terzietà. Non mi pare il profilo di Berlusconi», chiosa. «Noi teniamo molto alla Convenzione - dice il segretario della Lega - e non per la poltrona di presidente. Siamo molto interessati, ma sono anche preoccupato perchè questo scontro su una cosa del tutto irrilevante per noi, come le poltrone, rischia di compromettere un percorso». E anche dal Pdl Daniela Santanchè fa sapere che le larghe intese sono strettamente ancorate ai punti del programma di governo pattuito tra Pd e Pdl: «se il governo nei primi 100 giorni comincerà a operare nel merito bene, altrimenti non ha senso continuare a sostenerlo». Parte centrale del programma del governo, le riforme costituzionali riaprono dunque le fibrillazioni all'interno delle larghe intese che compongono la maggioranza. E la candidatura di Berlusconi resta il cuore del problema. Proposta dai 10 saggi di Giorgio Napolitano, la Convenzione dovrebbe diventare una via di mezzo tra una Assemblea Costituente ed una Bicamerale. Ma nel Pd permangono i dubbi anche sulla opportunità che la convenzione veda mai la luce: Sandra Zampa e Pippo Civati respingono «senza appello l'ipotesi che si proceda a dar vita a una Convenzione per le riforme costituzionali senza che si sia neppure acquisito il parere del gruppo parlamentare e senza che si sia svolto un solo confronto tra i deputati e i senatori sul tema» e per questo chiedono un confronto all'interno del gruppo. Pino Pisicchio dal gruppo Misto getta acqua sul fuoco: «Non ci pare un buon viatico per la legislatura, per il governo e per le riforme la polemica di queste ultime ore su Imu e presidenza della Convenzione». Una diatriba fuori luogo mentre è ancora ignoto come potrà essere organizzata. «Sarà una bicamerale? E allora potrà partire subito e sarà limitata ai parlamentari. Sarà una «cosa» nuova, promossa con una procedura costituzionale? E allora andranno via alcuni mesi. Di che stiamo parlando?». «Questo governo non è il massimo della vita - taglia corto dal Pdl, Maurizio Bianconi. Troppi democristiani, troppo amico dei poteri che ci hanno rovinato, troppo proteso a far fuori in futuro destra e sinistra. Però è il male minore. Se deve durare facciamolo durare, se deve andare a casa diciamolo subito».

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