Letta: stop Imu a giugno, reddito minimo per i bisognosi

ROMA. Eroico, giovane, agile, pieno di coraggio e pronto alla sfida, alla lotta col gigante. Enrico Letta presenta così alle Camere il suo neonato governo delle larghe intese, e sprona ministri e Parlamento a gettare lontano la corazza delle incomprensioni durate vent'anni e abbattere con sassi e fionda i giganteschi problemi che impediscono al Paese di entrare nella Terza Repubblica. Come Davide, il più piccolo dei figli maschi del vecchio Iesse, che fa stramazzare al suolo il gigante filisteo Golia con i soli 5 sassi della sua fionda.    
In 50 minuti di discorso Letta chiede la fiducia e alla fine può contare sull'annunciato sostegno di Pd-Pdl-Scelta Civica e sulla astensione della Lega, mentre Sel, Fratelli d'Italia e M5s votano contro. Il programma è ambizioso e di legislatura: stop dell'Imu a giugno (per poi rivedere la politica fiscale sulla casa nel suo complesso, ma intanto il Pdl registra una apertura non da poco alle sue richieste), rinuncia all'aumento dell'Iva a luglio, lavoro come prima tra le priorità, la promessa di risolvere il problema degli esodati, forme di reddito minimo per famiglie bisognose con figli piccoli, incentivi per le assunzioni dei giovani taglio degli stipendi ai ministri anche parlamentrai, giro di vite su rimborsi parlamentari, riforma dei partiti, abolizione delle province. Ma i grillini affossano lo stesso il governo:"Una mano di vernice su un muro rovinato dalla muffa, sembra un esecutivo stato-mafia".    
Letta tuttavia non si perde d'animo e invita di nuovo il Movimento 5 stelle a "scongelarsi", perché le riforme vanno fatte insieme. E proprio sulle riforme (legge elettorale, superamento del bicameralismo perfetto, federalismo fiscale) il giovane premier lega i suo governo ad un orizzonte temporale preciso e ai lavori della Convenzione (che Silvio Berlusconi vorrebbe guidare). "Tra 18 mesi verificherò se il progetto è avviato verso un porto sicuro. Se sarà così il governo potrà continuare a lavorare, altrimenti non esiterei a trarne le conseguenze", dice Letta in singolare coincidenza con le parole del Capo dello Stato. Freddo il Pd, che non vede di buon occhio l'idea del Cavaliere padre costituente e teme di mettere nelle mani del Pdl la vita del governo. Berlusconi intanto apprezza soddifatto "I patti sembrano rispettati - dice ai suoi -. Ma se ci fosse un fallimento del governo si dovrebbe andare a elezioni e chi si fosse assunto la colpa ne subirà la pena". "Mi pare che ci siano le condizioni perché il voto di fiducia non sia solo formale e l'intenzione di aiutare tutti quanti il governo a camminare di fronte ai problemi enormi che ha il Paese", benedice anche l'ex segretario del Pd Pierluigi Bersani, che Letta ha il garbo di ringraziare, così come fa con Giorgio Napolitano. Un pensiero va poi al 'maestro' Beniamino Andreatta, del quale il premier ricorda l'attitudine a distinguere tra "la politica e le politiche", per favorire il dialogo. Parole di pacificazione vengono pronunciate da molti, negli interventi di replica. E il premier invita tutti a cogliere "l'ultima occasione", mettendo in chiaro"non dobbiamo vivacchiare a tutti i costi, e nemmeno sopravvivere".     
Letta è convinto che "di solo risanamento si muore". Per questo fin da domani, con la fiducia in tasca, si metterà in viaggio tra le Cancellerie europee, cercando nuove aperture per adattare le nostre necessità di ripresa alle rigide politiche dell'unione. Berlino, Bruxelles, Parigi, per dimostrare che il nuovo governo italiano "é europeo ed europeista" e che "pensare ad un'Italia senza Europa  è la più pericolosa perdita di sovranità". Intanto, l'applauso più forte Letta lo chiama per il Carabiniere ferito ieri proprio mentre il governo giurava e per la dignità della sua giovane figlia, che da tre mesi ha perso la madre e ora, per vegliare sul padre, si è licenziata.

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