Sicilia, Tempo libero

A rischio la gallina selvatica: in Sicilia un progetto di tutela

Fondi europei per la conservazione della specie. Entro l’anno saranno reintrodotti nuovi esemplari che andranno a ripopolare i monti trapanesi

PALERMO. La gallina selvatica «nostrana» rischia di estinguersi. È in corso Sicalecons, un progetto finanziato con i fondi europei «Life +» per la salvaguardia e la conservazione della specie. Il 2013 è l'anno di chiusura e prima della conclusione saranno reintrodotti nuovi esemplari che andranno a ripopolare i monti trapanesi di Capo San Vito, Monte Cofano e Monte Sparacio.
La coturnice di Sicilia, scientificamente conosciuta come Alectoris graeca whitakeri, è una sottospecie di galleiforme autoctona. Se sino all'Ottocento, era così abbondante da essere venduta nei mercati come pollame dei poveri, oggi invece è inserita nella lista rossa delle specie in via d'estinzione, per il basso numero di esemplari. Per rimediare al rischio scomparsa, è partito «Sicalecons», un progetto, avviato nel 2011 e finanziato attraverso il programma europeo Life +, in cui la Comunità europea ha riconosciuto circa 750 mila euro, coprendo il 75 per cento dell'importo totale richiesto, che ammonta a circa 1 milione di euro.
Tre le aree territoriali coinvolte: Monte Cofano, Monte San Vito e Monte Sparacio, vicine alla Riserva Orientata dello Zingaro, nella costa nordoccidentale dell'Isola. La coturnice, infatti, vive in zone rocciose, parchi naturali, in habitat aperti tipici della macchia mediterranea. «Questa la zona di protezione speciale (ZPS) scelta nel progetto, perché è in queste zone rocciose e impervie che la coturnice è riuscita a sopravvivere, perché lontana dall'urbanizzazione e meno esposta ai pericoli del bracconaggio. In questa fascia insomma la specie è sopravvissuta», spiega Guido Ruggero Loria, direttore Area diagnostica specialistica dell'istituto zooprofilattico sperimentale della Sicilia, uno dei partner responsabili di Sicalecons insieme all'assessorato regionale delle Risorse agricole ed alimentari, ente capofila, il dipartimento regionale azienda regionale Foreste demaniali e il dipartimento di Biologia animale dell'università di Palermo. Tra le principali azioni previste per la salvaguardia e il mantenimento della «gallina nostrana», la tutela dell'habitat naturale e il ripopolamento, reintroducendo nei luoghi della zona di protezione esemplari allevati. «Azione principe del progetto - chiarisce il professore Mario Lo Valvo, del Dipartimento di Biologia animale dell'Università di Palermo - è stato il censimento degli esemplari viventi. Nella ZPS, abbiamo contato circa 60 coppie, in tutto quindi 120 esemplari, un numero che è sintomo di estinzione: più basso è il numero di coppie esistenti minore sarà infatti l'eterogeneità genetica che garantisce la conservazione della specie. L'incendio avvenuto la scorsa estate allo Zingaro ha di certo ridotto le possibilità di sopravvivenza».
Una volta censite, si sta procedendo all'allevamento di coppie, ad oggi cinque, che una volta riprodottesi verranno reintrodotte nei monti trapanesi. «Per garantire il mantenimento della coturnice autoctona - specifica Loria - l'istituto zooprofilattico ha condotto esami genetici per accertarsi che gli esemplari scelti per l'allevamento non fossero degli ibridi provenienti dall'accoppiamento ad esempio con la sottospecie turca o balcanica». Per reintrodurre gli esemplari allevati e le nuove colonie sarà però necessario rendere idoneo l'habitat con la realizzazione di nuovi punti d'acqua e di alimentazione. «Ad esempio arricchendo la zona di piante cerealicole. Ultimo colpo al suo fragile ecosistema - aggiunge Loria - l'arrivo nei suoi areali del cinghiale-maiale selvatico che, oltre a predare le uova che la coturnice nidifica a terra, ne devasta il territorio senza alcuna competizione».  

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