Napolitano subito al lavoro, senza rodaggio

ROMA. Non avrà bisogno di alcun rodaggio il nuovo presidente della Repubblica: Giorgio Napolitano infatti è la persona più adatta a prendere subito in mano il pallino del gioco. In pochissimi giorni infatti si troverà a dover affrontare - con la massima urgenza visto che si è votato quasi due mesi fa - la grana del nuovo Governo. Si annuncia una settimana di fuoco per re Giorgio che grazie al fatto di essere ancora nella pienezza dei suoi poteri potrà velocizzare notevolmente tutte le procedure necessarie per entrare nella funzionalità dei suoi uffici.
L'obiettivo è quello di chiudere il capitolo governo entro festività del 25 aprile, anche perché a ruota segue quella del primo maggio. Cerchiamo di fare un po' d'ordine sulla tempistica e le procedure: nell'ottica dell'urgenza potrebbe chiedere di pronunciare il proprio discorso alle Camere già lunedì 22 aprile. Considerando che Napolitano non dovrà perdere tempo per ricostruire la squadra dei suoi più stretti collaboratori, diventa probabile ché già lunedì 22 aprile, o più probabilmente martedì 23, possa essere pronto ad aprire le consultazioni.
Cioé a due mesi dal voto del 24 febbraio. Inevitabili appaiono infatti nuovi consultazioni per sondare le forze politiche e i loro orientamenti dopo aver sgombrato il campo dal macigno del voto per il Colle. Andare oltre questa data significherebbe inoltre rendere impossibili le elezioni a giugno, come alcuni vorrebbero. Le cerimonie previste per l'insediamento di un presidente della Repubblica non sono poche. Lo schema infatti è rimasto sostanzialmente immutato dal 1948. Con tutta probabilità in questa occasione speciale, cioé il primo bis presidenziale nella storia della repubblica, Napolitano taglierà tutto il tagliabile. Nei casi normali del passato il cerimoniale era questo: proclamato l'esito positivo della votazione, secondo la prassi il presidente della Camera si recava dall'eletto per consegnargli il verbale dell'avvenuta elezione.
Per il giuramento, di solito l'aula della Camera veniva addobbata con 21 grandi bandiere e con drappi rossi ornati d'oro. Il nuovo presidente arrivava a Montecitorio accompagnato dal segretario generale della Camera. Dal momento in cui lasciava la sua abitazione la campana più grande di Montecitorio cominciava a suonare per smettere solo quando il nuovo presidente entrava nell'atrio della Camera. Nel momento preciso in cui verrà pronunciata la formula del giuramento dal Gianicolo vengono sparati 21 colpi di cannone a salve. Dopo il giuramento di fedeltà alla Costituzione il presidente pronuncia il messaggio alla nazione.
Quindi si sposta all'Altare della Patria a deporre una corona di fiori al milite ignoto. Poi, finalmente, al Quirinale per il passaggio delle consegne e l'insediamento ufficiale. Il passaggio da Montecitorio al Quirinale avviene a bordo di una Lancia Flaminia convertibile 335 scortata dal Corpo dei Corazzieri e in compagnia del Presidente del Consiglio in carica.

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