Quirinale, Bersani rilancia Prodi. M5S: votate Rodotà e si aprono praterie di governo

ROMA. Dopo la doppia fumata nera per Franco Marini, che oggi alza bandiera bianca ritirandosi dalla corsa, Romano Prodi è il candidato al Quirinale su cui punta il Pd. Nome che però trova la netta contrarietà del Pdl, che medita contromosse per stoppare quello che considera una candidatura che "spacca" il Paese, e il 'no' motivato di Mario Monti, che cala sul tavolo la carta Anna Maria Cancellieri, su cui potrebbe convergere, oggi, il partito di Silvio Berlusconi. Anche Beppe Grillo insiste sul suo candidato, Stefano Rodotà, anche se il costituzionalista dice di non voler essere di ostacolo nel caso in cui i Cinque Stelle decidessero di puntare su altri candidati. Ma è Beppe Grillo a stroncare qualsiasi illusione: "Nessuno in M5S si è mai sognato di votare Prodi e non se lo sognerà nemmeno in futuro". I candidati, dunque, restano tre. E così, complice il rischio - sempre alto - di 'franchi tiratori' fra i democrat, l'elezione del professore bolognese non pare affatto scontata. La Cancellieri, al momento, anche con l'appoggio del centrodestra non supererebbe i 342 voti. Stefano Rodotà, il più votato nel terzo scrutinio (dove le schede bianche sono state 465) ha incassato 250 preferenze. Più dei voti a disposizione di grillini e Sel. Prodi ha ottenuto solo 22 preferenze, ma solo perché è il candidato del quarto scrutinio, quando il quorum si abbasserà a 504. Ma restano le incertezze. Perché se è vero che il professore sulla carta conta 500 voti (calcolando i Grandi elettori di Pd, Sel, socialisti, Svp, centro democratico e altri), è altrettanto vero che nel segreto dell'urna, come dimostra l'esperienza di Marini, le cose possono cambiare.    
Per questo nel Pd c'é massimo allarme. Timore plasticamente dimostrato dal tentativo di Ricardo Levi (ex portvoce di Prodi) e Dario Franceschini di convincere Scelta Civica a convergere sull'ex presidente della Commissione europea. Ma il professore, intercettato dai due esponenti del Pd nel bel mezzo del cortile di Montecitorio, non cede e conferma che per il Quirinale serve una figura gradita anche dal centrodestra.

M5S A PD,VOTATE RODOTA' E SI APRONO PRATERIE GOVERNO.  Se il Pd voteràRodotà per il Colle"si apriranno praterie"per il Governo. Questa la linea di M5s portata da Crimi e Lombardi all'assemblea dei parlamentari. "E'il presidente dei cittadini e non dei partiti". Per cui qualunque nome indicherà Rodotà per formare un nuovo esecutivo, una volta presidente, "a noi andrà bene". "Il Movimento Cinque Stelle non vota Prodi, vota Rodotà. Resta il nostro candidato". Così i capigruppo di Senato e Camera, Vito Crimi e Roberta Lombardi, conversando con i cronisti a Montecitorio. "Nel corso della riunione è stato acclamato il suo nome con la gente che batteva le mani sui tavoli urlando 'Rodota'", aggiungono Crimi e Lombardi.

PDL E LEGA NON PARTECIPANO AL QUARTO SCRUTINIO. Il Pdl ha deciso di non votare al quarto scrutinio. Lo si apprende mentre è in corso la riunione dei gruppi del partito con Berlusconi. Successivamente l'ufficio stampa del Pdl ha diffuso il testo della dichiarazione di Silvio Berlusconi ai Gruppi Congiunti di Camera e Senato ai quali il leader del Pdl ha letto l'Articolo 87 della Costituzione che afferma che «Il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale». «Partendo dallo spirito e dalla lettera dell'art. 87 - è quindi l'osservazione di Berlusconi - ci eravamo resi disponibili ad una candidatura condivisa, non espressione del nostro Partito. L'onorevole Bersani ci ha sottoposto una rosa di cinque candidature gradite al Partito Democratico. Tra queste candidature abbiamo individuato di comune accordo la candidatura di Franco Marini. Una candidatura che abbiamo lealmente sostenuto, votando Franco Marini nella prima votazione». «Tale candidatura - sottolinea però Berlusconi - è stata invece successivamente accantonata, con palese violazione della parola data, degli impegni assunti con noi dal Partito Democratico, a causa delle faide e delle divisioni interne allo stesso PD. Oggi abbiamo appreso con sconcerto - aggiunge il Cavaliere - che il PD candida Romano Prodi per 'salvaguardare l'unità del Partitò: come si vede, sacrificano il valore superiore della rappresentanza di tutti gli italiani per tutelare il loro interesse di parte e di Partito. Come è tra l'altro nella tradizione del Partito Comunista italiano». Secondo Berlusconi «il Pd ha quindi cambiato le carte in tavola, non ha mantenuto i patti, si è dimostrato assolutamente inaffidabile e sta paralizzando il Paese da 53 giorni». Non solo: «Pretende di occupare tutte le istituzioni sulla base di uno 0.3 per cento di voti in più, probabilmente recuperati grazie alla antica 'professionalita» della sinistra in sede di scrutinio«. »L'Onorevole Bersani - ricorda - affermò in campagna elettorale che, se anche avesse ottenuto il 51% dei voti, si sarebbe comportato come se avesse avuto il 49%, ma non ha ottenuto il 51% e neppure il 49%, ma solo il 20%, eppure pretende di sequestrare tutte le prime cinque cariche dello Stato e di bloccare il Paese, mettendo sotto i piedi la democrazia. Noi riteniamo che l'Italia, il nostro Paese, sia più importante degli interessi di fazione della sinistra. Non riconosciamo democraticità e limpidità a questo voto e al comportamento del Partito Democratico. Dinanzi a questa situazione - conclude Berlusconi - invito i nostri deputati e senatori, e anche gli altri parlamentari e rappresentanti regionali della nostra coalizione, a non partecipare al voto in questa quarta votazione«. La Lega Nord non parteciperà alla quarta votazione per il presidente della Repubblica. Lo ha deciso l'assemblea dei grandi elettori del Carroccio, su proposta del segretario federale, Roberto Maroni.

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