Quirinale, Marini si ferma a quota 521 Bersani pronto a cambiare strada

ROMA. La prima giornata delle votazioni per il nuovo presidente della Repubblica comincia con le riunioni di Scelta civica, Lega e Sel per decidere chi votare. I primi due scelgono di sostenere l'accordo Pd-Pdl per Marini, la terza indica Rodotà. Per Vendola «eleggere un garante del rapporto con i berlusconiani sarebbe un errore», Marini «non è adeguato» a rispondere alla «domanda di cambiamento». L'ex segretario della Cisl uscendo da casa si dice tranquillo, «spero che il mio partito possa ritrovare l'unità».

ORE 10. Alla Camera comincia la prima votazione dei 1007 grandi elettori (deputati, senatori e rappresentanti delle Regioni). Il clima nel Pd è pessimo. La sera prima l'assemblea dei gruppi parlamentari ha sancito la spaccatura del partito, con i 61 renziani contrari a Marini (ritenuto non all'altezza), ma non solo loro. Molti giovani parlamentari del Pd non amano l'anziano ex sindacalista e presidente del Senato, vogliono un nome di cambiamento e soprattutto un candidato che non sia frutto di un accordo col Pdl.

ORE 11. Mentre è in corso la prima votazione, sulle agenzie si moltiplicano le dichiarazioni di parlamentari Pd che annunciano scheda bianca o voto per Rodotà. Bersani fiuta l'aria cattiva. Ai cronisti che gli chiedono «Marini al primo voto», risponde «Boh, vediamo». Ironicamente, sul fronte del centrodestra si moltiplicano le dichiarazioni a favore di Marini: per Renato Brunetta «è un candidato che unisce», per Bossi addirittura «è un voto contro l'antipolitica».

ORE 12. Si fa sentire Grillo dal blog: «Rodotà presidente del popolo, Marini presidente di Berlusconi». Rincara la dose Renzi: «Marini non è il candidato migliore».

ORE 13. Comincia lo spoglio delle schede. Marini si ferma a quota 521, ben lontano dai due terzi richiesti ai primi tre scrutinii, poco sopra il 50%. Rodotà prende 240 voti, il sindaco Pd di Torino Sergio Chiamparino 41 (lo votano i renziani). La candidatura dell'ex sindacalista è bruciata.

ORE 14. La situazione è di stallo. I partiti devono trovare un nuovo nome e serve tempo. Pd e Pdl decidono di votare scheda bianca alla seconda votazione, prevista per le 15,30. La Lega sceglie di non votare del tutto. Grillo esulta: «Nessuno ha spiegato a Bersani che l'Italia è cambiata, che non vuole più accordi sottobanco con lo psiconano. Arrendetevi!».

ORE 15. Comincia la seconda votazione. Rodotà ringrazia chi lo ha votato. Il Pd decide di votare scheda bianca alla terza votazione domani mattina e riunire domani mattina i grandi elettori per decidere che fare alla quarta votazione (quella per cui basta la maggioranza assoluta): insistere su Marini o trovare un altro nome. Si parla di D'Alema e Prodi, spunta anche il nome di Mario Draghi.

ORE 18. «Bisogna prendere atto di una fase nuova - commenta Bersani -. Tocca al Pd avanzare una proposta a tutto il Parlamento. Questa proposta sarà decisa nell'assemblea dei grandi elettori». Grillo annuncia che i suoi voteranno Rodotà fino alla quarta votazione. Renzi fa sapere che stasera arriverà a Roma per incontrare i suoi. Si conclude lo spoglio della seconda votazione, senza esito per il gran numero di schede bianche. Rodotà prende 230 voti, Chiamparino arriva a 90 (più dei renziani). Qualche grande elettore si diverte a scrivere sulla scheda i nomi più assurdi, da Rocco Siffredi a Trapattoni, da Michele Cucuzza al capitano Ultimo.

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