Sicilia, Politica

Regione, tagli in tutti i settori per salvare i precari

Bianchi ha usato una sorta di spot per illustrare la filosofia della manovra: «Ci stiamo avvicinando ai sacrifici socialmente sostenibili». L’assessore ha precisato che «tutti i settori del bilancio subiranno dei tagli. Le spese di funzionamento di ogni assessorato saranno tarate su un parametro unico che tiene conto dei metri quadri della sede e del numero di lavoratori»

PALERMO. Tagli in tutti i settori dell’amministrazione per evitare di farne in tre settori chiave: Comuni, forestali e precari. La manovra di bilancio prenderà la sua forma definitiva solo oggi ma gli ultimi accordi col governo nazionale hanno permesso ieri a Crocetta e all’assessore Luca Bianchi di svelare la filosofia della Finanziaria.
In un clima da assedio, mentre sotto Palazzo d’Orleans protestavano gli articolisti e gli Lsu di Comuni e Asl, il governo ha annunciato che «per i precari dei Comuni, i 18.500 articolisti, sono state trovate le risorse per garantire i livelli dell’anno scorso». In questo caso però il governo è stato costretto a rendere immediatamente disponibili i soldi che servono per il rinnovo dei contratti fino a fine luglio, il resto delle somme - per arrivare a un budget annuale di circa 300 milioni - è stato accantonato del capitolo del fondi globali. Pronti a essere utilizzati «se da Roma arriverà la deroga alla norma che impedisce di rinnovare i contratti per tutto l’anno».
E proprio il tentativo di far pressing sulla Regione per forzare la legge nazionale o ottenere una deroga sta spingendo in questi giorni gli articolisti in strada. Dopo la manifestazione di ieri, sotto Palazzo d’Orleans arriveranno domani delegazioni di precari da tutta la Sicilia guidati dai vertici del Movimento giovani lavoratori (la sigla autonoma più rappresentativa) e anche da alcuni sindaci.
Il governo ha annunciato che garantirà poco più di 200 milioni anche ai forestali e che ciò «consentirà di rispettare le garanzie occupazionali previste dalla legge». Espressione in codice che va tradotta con la cancellazione di un accordo voluto nel 2009 dal governo Lombardo, alla vigilia delle Europee, che aveva permesso di aumentare le giornate di impiego e quindi la paga dei 26 mila operai. Col budget assicurato da Bianchi chi era salito a 181 giornate di lavoro tornerà alle vecchie 151, chi aveva ottenuto 151 giornate scenderà a 101 e chi era passato a 101 giornate tornerà a lavorare solo per 78 o 51.
Per il governo, si è riusciti a reperire risorse quando si pensava che nulla o quasi potesse essere dato a un settore che ha sfruttato circa 300 milioni all’anno. Ma i sindacati sono già sul piede di guerra. Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil hanno riunito ieri i vertici e fissato un lungo calendario di proteste che inizierà a livello locale da giovedì e terminerà con una grande manifestazione a Palermo nei giorni in cui verrà votata la Finanziaria.
La terza area del bilancio che prende fiato è quella dei Comuni. Bianchi e Crocetta hanno confermato che qualche taglio ci sarà ma potrà essere compensato da nuove fonti di finanziamento in arrivo da Roma. Complessivamente, e soprattutto rispetto alle attese, il sacrificio sarà ridotto al minimo «e i finanziamenti verranno dati in 5 rate invece di 4, dunque più rapidamente».
Bianchi ha usato una sorta di spot per illustrare la filosofia della manovra: «Ci stiamo avvicinando ai sacrifici socialmente sostenibili». L’assessore ha precisato che «tutti i settori del bilancio subiranno dei tagli. Le spese di funzionamento di ogni assessorato saranno tarate su un parametro unico che tiene conto dei metri quadri della sede e del numero di lavoratori». In pratica, così si arriverà a un taglio di cento milioni rispetto all’anno scorso. Teatri e cultura in genere non verranno risparmiati. Mentre solo alcuni dei 300 enti che attingevano alla Tabella H saranno finanziati.
Crocetta e Bianchi hanno anche respinto le critiche che l’opposizione e alcuni esperti hanno sollevato sull’accordo che assicura alla Regione gli incassi delle imposte pagate dalle imprese che hanno sede legale altrove ma lavorano in Sicilia. L’ex assessore all’Economia, Gaetano Armao, ha diffuso un documento da cui ha tratto la conclusione che «La rappresentazione del presidente della Regione è una turlupinatura. Il decreto Monti si limita a riassegnare alla Sicilia ciò che essa già oggi percepisce o di cui dispone in base alla legislazione vigente. I cinquanta milioni, sono già della Sicilia e nulla c'entra l'articolo 37 dello Statuto». Secondo Armao, il trasferimento di competenze statali alla Regione annulla anche l’effetto delle entrate.
Ma per Crocetta «lo Stato non aveva nel 2013 le somme necessarie all’attuazione dell’accordo e le ha anticipate attingendo a un vecchio fondo inutilizzato per edilizia sociale in Sicilia. Ma è stato anche introdotto il principio che alcune somme non sono più vincolate». Da questo punto di vista l’effetto sul bilancio è effettivamente molto ridotto. «Ma a regime, dal 2014 - ha concluso Bianchi - la misura permetterà di incassare automaticamente le imposte e di utilizzare l’articolo 37 come leva fiscale per incentivare investimenti. Potremmo ridurre l’Ires per le imprese straniere che investono sul nostro territorio».

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