Il Pdl attacca: "O si fa il governo o si va al voto"

Bordate dal coordinatore Bondi e da Fabrizio Cicchitto: "Non si puo' condividere in questo momento la posizione del presidente della Repubblica, secondo cui un esecutivo il Paese in questo momento ce l'ha e puo' lavorare"

ROMA. Prima gli elogi, poi i primi paletti e diversi distinguo. Infine attacchi veri e propri contro i 'saggì, che, oggi, non risparmiano nemmeno il Capo dello Stato. Una parabola che si consuma in neanche 48 ore e che rende molto più ripida - domani - la strada che porterà i dieci esperti al Colle.  Il tentativo di Napolitano di de-ideologizzare la crisi politica sembra dunque non aver prodotto i frutti sperati se a poche ore dall'annuncio della scelta degli 'esploratorì, dai dubbi (targati Pd-Pdl ma anche M5S) si è passati alle accuse (quasi tutte pidielline) costringendo lo stesso Capo dello Stato a replicare sia ai primi («legittimi») che alle seconde («artificiose») bollandole comunque entrambe come paure «del tutto infondate».  Ma anche questo non è bastato al Pdl che, quasi in contemporanea con la nota del Quirinale, risponde con una del suo segretario Angelino Alfano nella quale, in sostanza, ribadisce l'aut aut berlusconiano: o si fanno subito larghe intese riaprendo le consultazioni o si va al voto a giugno. Per il Pdl, insomma, la «casa brucia» e con i saggi si sta solo perdendo tempo. E poco importa che il capo dello Stato, solo pochi minuti prima avesse garantito un limite temporale ben definito e il carattere ricognitivo del lavoro degli esperti. Dai colonnelli di Berlusconi, oggi, arriva poi il primo attacco diretto al Quirinale. Non indugiando nella cortesia istituzionale, il coordinatore nazionale del partito, Sandro Bondi, punta infatti il dito direttamente contro il capo dello Stato: «Non si può - dice - condividere l'affermazione del Presidente della Repubblica secondo cui un governo il paese in questo momento ce l'ha e può lavorare. Non possiamo dimenticare che solo un mese fa ci sono state nuove elezioni politiche per cui il governo della precedente legislatura non ha alcuna legittimazione non avendo ottenuto la fiducia del nuovo Parlamento».  C'è anche chi, come Michaela Biancofiore - fedelissima del Cavaliere - minaccia un «ammutinamento parlamentare» contro ogni legge o decreto che Monti dovesse presentare. Sullo sfondo, come afferma apertamente il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri, c'Š infatti la partita della successione di Napolitano su cui tutto il partito sente puzza di bruciato leggendo nell'istituzione dei saggi solo «una manovra dilatoria per ambigue manovre».  Non tenero - ma oggi 'silentè sul tema - nemmeno il Movimento 5 stelle anche se, tutto sommato, concede una certa apertura alla strada indicata da Napolitano che è, secondo Beppe Grillo, «al momento la miglior soluzione possibile in un Paese che ha visto Parlamenti svuotati di ogni autorità e significato». Ma se ciò può in qualche modo rispondere alla necessità di «ridare al Parlamento la sua centralità» non può però prescindere dall' urgenza di istituire le Commissioni« perchè »il Paese ha bisogno di un parlamento funzionante« e non di »fantomatici negoziatori« o di »badanti della democrazia«.  Il Pd tace o quasi a pasquetta ma sicuramente abbassa di un ottava i toni usati ieri da Dario Franceschini che considerava la scelta dei saggi »non risolutiva dello stallo politico«. A intervenire, e solo a precisazione quirinalizia avvenuta, sono Cesare Damiano e Walter Verini. Il primo per chiedere di evitare scontri e cercare invece le risposte che chiedono disoccupati e nuovi poveri, il secondo per concedere ai saggi di »lavorare al meglio e senza pregiudizi« ed evitare »nell'interesse dell'Italia chiusure e ricatti inaccettabili«. Ma a dar voce ai dubbi che stanno accompagnando i primi passi degli 'esploratorì del Colle, a sorpresa, si aggiunge uno degli stessi protagonisti: Filippo Bubbico. »Si è esagerato - dice il senatore Pd a Tgcom 24 - nell'ipotizzare che questo gruppo potesse risolvere problemi che solo i partiti e i gruppi parlamentari potranno risolvere con le modalità ordinarie. La politica - è la sua convinzione - deve tornare in campo, è questa la verità«.

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