Comuni, da Crocetta e Pd stop alla riforma elettorale

Governo e Parlamento hanno tempo fino alla fine dell’anno per approvare una seconda norma che traccia le funzioni dei Consorzi che nasceranno al posto degli enti soppressi

PALERMO. Il Commissario dello Stato ha dato il via libera alla legge che cancella le Province. Il prefetto Carmelo Aronica non ha impugnato la norma approvata all’Ars la settimana scorsa e a questo punto la Sicilia è davvero la prima regione ad aver tagliato le Province. Governo e Parlamento hanno tempo fino alla fine dell’anno per approvare una seconda norma che traccia i confini e le funzioni dei Consorzi di Comuni che nasceranno al posto degli enti soppressi.

Dal turno elettorale del 9 e 10 giugno sono escluse ovviamente le Province, che nel frattempo verranno commissariate fino a quando non nasceranno i Consorzi. A metà giugno si voterà invece per 144 sindaci. E da ieri è certo che cambierà il sistema elettorale. La conferenza dei capigruppo dell’Ars ha deciso che il 3 aprile il Parlamento si riunirà per approvare l’obbligo di votare un uomo e una donna: si potrà dare un solo voto per il consiglio comunale (come accade già oggi) e solo se si vota anche una donna si potranno esprimere due preferenze. Un provvedimento che ha un sostegno unanime.

In realtà i partiti puntano a una riforma molto più ampia che introduca altre due novità: la prima è la doppia scheda (una per il sindaco e l’altra per il consigliere), la seconda è l’abolizione del doppio stipendio per gli eletti (quello dato dal Comune e quello che prendono se vengono assunti da un altro ente sia pubblico che privato). Ma la doppia scheda rischia di mettere in contrapposizione il governo e i grillini, perchè in quella per eleggere il sindaco non verrebbe indicato il simbolo e ciò penalizza il Movimento 5 Stelle che punta molto più sull’immagine del leader che sulla figura spesso poco nota dei candidati.

Anche per questo motivo ieri Crocetta ha preso posizione: «Io ho proposto di introdurre la doppia preferenza per eleggere più donne. E credo che se allarghiamo il dibattito ad altre proposte rischiamo di fallire l’obiettivo primario. Dunque dico no alla doppia scheda». Ieri mattina anche Antonello Cracolici, ex capogruppo del Pd, aveva definito scorretto modificare la legge a campagna elettorale in corso. E in serata il Pd ha chiuso l’argomento facendo parlare proprio le donne del partito: «Lavoriamo da tempo per l’introduzione dell’obbligo di votare anche una donna, obiettivo ora condiviso anche da Crocetta - sintetizzano Mariella Maggio, Marika Cirone di Marco, Antonella Milazzo e Concetta Raia -. Ma il centrodestra vuole trasformare questa norma in una legge omnibus che rischia di contenere di tutto».
In questo clima l’unica certezza è che la commissione Affari istituzionali, guidata da Marco Forzese, dovrà tornare a riunirsi prima del 3 aprile per riscrivere il testo. Scelta criticata dal Pdl con Marco Falcone: «La legge era stata già approvata in commissione all’unanimità, così rischia di saltare tutto». Mentre nel frattempo la legge sul taglio delle Province verrà pubblicata in Gazzetta ufficiale venerdì. Oggi su questo tema si è tenuto a Palazzo delle Aquile di Palermo un convegno promosso dall’Asael, guidata da Matteo Cocchiara, a cui hanno partecipato i vertici della Regione, del Comune e della Provincia.

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