Bersani: difficoltà ma si continua a lavorare

Il premier incaricato al termine della giornata di consultazioni con i partiti. “Scelta civica ha apprezzato la mia formula”

ROMA. Pier Luigi Bersani, al termine della prima giornata di consultazioni con i partiti, non aggiunge alcun numero al pallottoliere: Angelino Alfano chiede un posto al tavolo per avere voce in capitolo, sul Quirinale in primis, Roberto Maroni si accoda in nome della coalizione ed i montiani restano alla finestra, auspicando una maggiore condivisione. Ma il premier incaricato non desiste e le trattative, a quanto si apprende, sono ancora aperte per convincere il Cav a far partire il governo con l'offerta di guidare la 'convenzionè delle riforme e con la garanzia di una scelta condivisa del Capo dello Stato. Il leader Pd andrà giovedì, sostiene con grande convinzione Alessandra Moretti, dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano chiedendo «di andare in Parlamento» con programma e governo. In realtà fonti vicine al segretario descrivono un leader fiducioso ma anche più realistico, pronto a fare i conti con la realtà delle consultazioni prima di andare al braccio di ferro con il Capo dello Stato. E anche Bersani, nelle dichiarazioni a fine giornata, chiarisce che in ogni caso cercherà di «risolvere la questione intorno a Pasqua, un'ora in più, un'ora in meno».  Negli incontri con Pdl e Lega, assente il Cavaliere, il premier incaricato ha ribadito il «doppio registro» di riforme costituzionali da realizzare con la collaborazione di tutti e di un governo monocolore Pd che si carica dell'impegno di governo. «Noi ti riconosciamo - avrebbe detto Alfano - il ruolo di premier incaricato, sta a te fare il governo ma noi vogliamo una collaborazione completa, che ha come cuore la condivisione sul nome del nuovo presidente della Repubblica». E sarebbero proprio le garanzie sul successore di Giorgio Napolitano, spiegano fonti ai vertici del Pd, al centro del lavoro delle diplomazie tra alti esponenti Pd e Pdl e le prossime 24 ore saranno decisive. Unite all'offerta al Cavaliere di guidare lui la «convenzione» per le riforme. «Tocca a Berlusconi - spiega un dirigente dem - decidere che fare, se fidarsi di Bersani e far nascere il governo, muovendo le sue truppe, o mandare tutto all'aria, chiedendo elezioni».  Anche il Carroccio, convinto che «è ora di un governo politico dopo il fallimento dei tecnici», ha fatto capire al Pd che non può sganciarsi dal Pdl, pena ripercussioni sulle giunte delle tre regioni a guida leghista. E stesso discorso vale per i 10 senatori del gruppo delle Grandi Autonomie.  Bersani, che oggi ha incontrato anche il presidente della Cei Angelo Bagnasco, non considera però del tutto negativo l'esito degli incontri di oggi, fiducioso che la sua proposta «si comincia a capire meglio» a testimonianza «dell'intenzione di produrre una corresponsabilità sui grandi temi istituzionali». E l'ottimismo del premier incaricato lo porta a tenere attivi anche i canali con i grillini anche se è difficile che aperture arriveranno dall'incontro con i capigruppo M5s, domani mattina  in diretta streaming. «Bersani tirerà sù le reti solo giovedì mattina - è il bilancio di un dirigente - ad ora le possibilità di riuscita sono al 40 per cento ma ancora non è detto».

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