I marò tornano in India "Saranno tutelati"

Il Governo ha ricevuto rassicurazioni dalle autorità di Nuova Delhi. I due fucilieri di Marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, partiranno nelle prossime ore. "Un bene per entrambi paesi", commentano dall'India

NEW DELHI/ROMA. I marò tornano stasera stessa in India. Con la garanzia da parte di New Delhi che non sarà applicata loro la pena di morte e che i due fucilieri di Marina potranno stare nell'ambasciata italiana. Dopo settimane di duro braccio di ferro con l'India, la svolta della linea italiana sulla vicenda dei due militari - che Roma non voleva far rientrare in India dopo la decisione annunciata l'11 marzo - arriva in serata a meno di 24 ore dalla scadenza del permesso di quattro settimane concesso dalla Corte suprema indiana. È stato Palazzo Chigi a prendere in mano la questione con decisione e, con l'avallo del Quirinale, a determinare il cambio di rotta. Oltre alle conseguenze diplomatiche e di immagine del Paese, hanno pesato, riferiscono alcune fonti, anche gli ingenti interessi commerciali in ballo tra i due Paesi. «Il Governo italiano - recita la nota di Palazzo Chigi - ha richiesto e ottenuto dalle autorità indiane l'assicurazione scritta riguardo al trattamento che sarà riservato ai fucilieri di Marina e alla tutela dei loro diritti fondamentali. Alla luce delle ampie assicurazioni ricevute, il Governo ha ritenuto l'opportunità, anche nell'interesse dei Fucilieri di Marina, di mantenere l'impegno preso in occasione del permesso per partecipare al voto del ritorno in India entro il 22 marzo. I Fucilieri di Marina - fa sapere il governo - hanno aderito a tale valutazione».     

La formula della «tutela dei loro diritti fondamentali» viene spiegata dal sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura, che assieme al premier Mario Monti e al ministro della Difesa Giampaolo Di Paola aveva incontrato poco prima Latorre e Girone per comunicare loro la «difficile» decisione. New Delhi, in sostanza, ha fornito garanzie scritte che non sarà applicata la pena capitale ai militari in caso di eventuale condanna per la morte dei due pescatori indiani di cui sono accusati; e che Latorre e Girone potranno risiedere nell'ambasciata italiana, dove avranno «piena libertà di movimento»: «Potranno anche andare al ristorante se vogliono», ha aggiunto il sottosegretario, che accompagnerà personalmente i marò in India. «La parola data da un italiano è sacra: noi avevamo solo sospeso» il loro rientro «in attesa che New Delhi garantisse alcune condizioni», ha spiegato ancora.    

La notizia del ritorno dei due marò in India è «un bene per entrambi i Paesi», è stata la prima reazione all'ANSA del ministro degli Esteri indiano Salman Khurshid. Mentre il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha espresso «l'apprezzamento per il senso di responsabilità con cui i due marò hanno accolto la decisione del Governo, augurandosi un sollecito, corretto riconoscimento delle loro ragioni». L'auspicio dell'Italia resta comunque quello di un arbitrato internazionale, «che i militari vengano giudicati a casa loro e che - ha detto De Mistura - tutto venga risolto rapidamente». Il sottosegretario oggi ha avuto contatti intensi con le autorità indiane compiendo anche una visita all'ambasciata indiana a Roma.In giornata, prima dell'annuncio di Palazzo Chigi, era stato il ministro della Giustizia indiano Ashwani Kumar a ricordare che era rimasto un giorno solo per risolvere lo scontro diplomatico ed evitare l'oltraggio alla Suprema Corte indiana.     

Nei giorni scorsi si era registrata invece la discesa in campo del premier Manmohan Singh - che aveva parlato di «gesto inaccettabile» - e della stessa italianissima Sonia Gandhi, che aveva avvertito Roma di «non sottovalutare l'India». La battaglia tra Roma e New Delhi aveva finito per coinvolgere direttamente anche l'ambasciatore italiano a New Delhi Daniele Mancini cui - con un atto senza precedenti - la Corte suprema indiana aveva deciso di limitare l'immunità diplomatica, vietandogli di lasciare il Paese dopo il mancato rispetto della dichiarazione giurata da lui stesso firmata in occasione della concessione del permesso ai due militari. Durissimi i primi commenti della politica italiana, soprattutto del centrodestra. Secondo il sindaco di Roma Gianni Alemanno «il governo gioca sulla pelle dei militari», mentre il co-fondatore di Fratelli d'Italia, Guido Crosetto, parla di «vicenda tragica gestita da dilettanti». «Siamo tornati all'Italietta», sintetizza per il Pdl Mariastella Gelmini. «È una decisione surreale», tuona la vice presidente del Ppe Roberta Angelilli, che chiede al ministro degli Esteri Giulio Terzi di spiegare. 

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