Riforme o imbrogli?

Scompariranno le Province in Sicilia? Se ne discute oggi all’Ars. La riforma sarebbe esemplare. Secondo gli esperti, si tratta di istituzioni che svolgono funzioni da aggiornare e ridefinire. Oggi, di fatto, aggravano un pluralismo istituzionale esasperato ed esasperante.
Come osserva, in un rapporto, Giovanni Pitruzzella, presidente dell'Antitrust, irrompono in scena «troppi attori istituzionali spesso in conflitto tra loro». In più nell'Isola, al solito, diventano fattore di spreco. Già nel 2010 la Corte dei conti denunciava che il 44 per cento della loro spesa è assorbito dal personale. Più della media nazionale (25 per cento). Nell'insieme avevano un deficit di 34 milioni. Quasi la metà delle società partecipate erano in perdita.
Ora la Regione pensa alla riforma. Si parla di strutture più agili, come i liberi consorzi, se capiamo bene, con gestione politica di secondo livello. Ossia affidata ai consiglieri eletti nei comuni. Per la verità non tutto è chiaro sul futuro. Ma dal governo si propone un saggio compromesso. Se si deve riformare, si blocchi la elezione di presidenti e consigli prevista per quest'anno. Si affidi la gestione ai commissari. Si prenda, così, il tempo necessario per costruire il nuovo, spendendo meno e organizzando meglio funzioni e meccanismi di decisione.
A questo punto si è a un paradosso indecente. Sembrano tutti riformisti ma s'avanzano quelli più riformisti degli altri. In molti o pochi, vedremo oggi all'Ars, sollevano lo spettro del caos dopo il blocco delle elezioni senza aver idee chiare sul dopo. Ma non c'è caos. Le funzioni di presidente e assessori saranno svolte dai commissari che li sostituiscono (e sono di solito più efficienti dei sostituiti). Al contrario, confermando le elezioni, la riforma è rinviata di cinque anni almeno. Con conseguente rinuncia a risparmi, snellimenti, semplificazioni... Sarebbe bene che i tanti perfezionisti che vogliono idee perfette sul nuovo, prima di sopprimere il vecchio, riflettessero sul principio del fisico George Lichtenbergberg : «Non so dire se la situazione sarà migliore quando cambierà; posso dire che deve cambiare se si vuole che diventi migliore».
Parlando poi di Province, in Sicilia bisogna considerare che il desiderio delle riforme migliori si intreccia con le pratiche di partito peggiori. Consigli e presidenti provinciali saranno inutili per molti cittadini, dolorosi per i contribuenti. Ma sono spazi di azione utilissimi per i partiti che non rinunciano a vecchie logiche. Come pesci, sanno solo vivere nelle acque dove navigano, enti e uffici, burocrazie, segreterie, gabinetti, comitati e commissioni. Per gestire favori, consulenze, incarichi, assunzioni a tempo, trasferimenti, distacchi, gettoni, auto blu e quant'altro. Chiedono cambiamenti radicali, ma impediscono che qualcosa cambi. Firmano documenti e mozioni per tagliare molti costi della politica. Ma, della politica, vogliono mantenere tutti i posti. Così dietro la luce delle riforme perfette, ci sono le ombre di un perfetto imbroglio.

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