Il morbillo che uccide i delfini: in Sicilia 13 morti da inizio anno

Cresce il numero degli spiaggiamenti nel Tirreno, 79 casi lungo le coste italiane da gennaio. Non sarebbe colpa dell’inquinamento ma di un’infezione

PALERMO. Continua la moria dei delfini spiaggiati nel Tirreno. La causa della morte e di conseguenza, dello spiaggiamento dei cetacei avrebbe, secondo gli esperti, un'origine virale: il Morbillivirus, il virus riscontrato nella maggior parte delle carcasse analizzate, non solo in Sicilia ma in tutta Italia. «Circa il 70 per cento dei delfini analizzati - spiega Santo Caracappa, direttore del Dipartimento Sanità Territoriale Interprovinciale dell’Istituto Zooprofilattico di Sicilia - erano affetti dal Morbilli virus. Ancora le analisi proseguono, quindi non si tratta di risultati definitivi. Ma il nostro orientamento si dirige verso una spiegazione di origine virale o batterica: un processo infettivo, in sintesi». Alla base del fenomeno, insomma, non sembrerebbe esserci direttamente una causa inquinante, «altrimenti - aggiunge il direttore Caracappa - la moria avrebbe riguardato almeno altri cetacei, se non addirittura altre specie marine». Ad avvalorare la tesi di un'epidemia virale anche «i ritrovamenti di altri tipi di parassiti, come il Photobacterium damselae, che provoca ulcere ed emorragie». Da gennaio ad oggi, il numero di delfini trovati nelle spiagge è di 79, di cui la maggior parte è costituita da stenelle, secondo gli ultimi dati diffusi dal Ministero dell'Ambiente. Il fenomeno coinvolge l'intera costa tirrenica italiana, dalla Liguria alla Sicilia, dove attualmente ne sono stati ritrovati 13, sui quali ad effettuare le analisi è proprio l'Istituto Zooprofilattico di Sicilia. Nelle coste sicule è il litorale messinese quello in cui si è registrato il maggior numero di spiaggiamenti: da Gioisa Marea a Patti, sino a Milazzo e Tremestieri, le zone più colpite. Altri sono stati ritrovati di recente anche nella costa tra Palermo e Trapani: uno a Cinisi, un altro a Castellammare del Golfo, tre fra Favignana e Marsala e l'ultima stenella è stata ritrovata proprio la settimana scorsa a Mazara del Vallo. «Gli spiaggiamenti sono sintomo del malessere di una specie. E quelli che ritroviamo nelle nostre coste è solo una parte del fenomeno reale», avverte Gianni Insacco, direttore del Centro Recupero Fauna Selvatica di Comiso, della Regione Sicilia, e specializzato in tartarughe e cetacei. Il numero dunque potrebbe essere in realtà maggiore. «Tredici delfini in tre mesi, almeno per quanto riguarda le nostre coste, sono numeri che superano di molto la media annua, che è di circa 3 massimo 4 spiaggiamenti l'anno. Una volta spiaggiati di solito sono già morti, qualora uno di questi dovesse arrivare vivo, probabilità davvero remota, sarebbe comunque difficilissimo riprenderlo». Il Morbillivirus d'altronde è una malattia deleteria per i cetacei. «Questo virus - spiega Gianni Insacco - provoca ulcere, lesioni in diversi organi vitali, come polmoni, sistema nervoso-cerebrale, apparato motorio, nonché nei loro organi di senso, fondamentali per una specie come i delfini». Non è la prima volta che questo virus provoca epidemie del genere. È stato, infatti, già responsabile di almeno due epidemie nel Mediterraneo: una tra il 1990 e il 1992 e la seconda tra il 2002 e il 2006. «In generale, tutti gli animali si sono presentati fortemente parassitati, indice di un quadro immunitario significativamente compromesso - si legge in una nota del Ministero dell'Ambiente -. Tra le possibili ragioni, oltre al ruolo del Morbillivirus o di altri agenti biologici, è in corso di valutazione analitica anche quello di agenti inquinanti organici che si accumulano nei tessuti dei cetacei e che possono alterarne la risposta immunitaria». Intanto le analisi continuano e ad occuparsi dell'emergenza a livello nazionale sono il ministero dell'Ambiente e della Salute, attraverso la Rete Nazionale Spiaggiamenti Mammiferi Marini, in collaborazione con gli istituti Zooprofilattici, la banca dati spiaggiamenti dell' Università di Pavia e le Capitanerie di Porto.

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