Proposta: il nostro cognome agli animali domestici

PALERMO. Dare a cani e gatti il proprio cognome e iscriverli così all'Anagrafe comunale come «componenti speciali della famiglia». È l'ultima proposta lanciata da Aidaa, Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente.
Perché limitarsi dunque solo all'iscrizione all'Anagrafe canina? L'Aidaa propone di fare un passo avanti: inserirli tutti legalmente nel nucleo familiare, riconoscendoli con tanto di nome e cognome dinanzi alle istituzioni. Fido e Micio diventerebbero dunque a tutti gli effetti membri della famiglia e come tali verrebbero riconosciuti loro gli stessi diritti di tutti gli altri familiari, nonché i doveri di questi ultimi verso il proprio figlio «a quattro zampe»: dal diritto all'essere mantenuto e curato, alle spese veterinarie, potrebbero addirittura «ereditare con tutor - sostengono dall'Aidaa - persino i beni di famiglia».
Eredità a parte, la campagna promossa ha dapprima l'obiettivo «sicuramente di ridurre l'abbandono estivo dei nostri amici a quattro zampe - spiegano - e soprattutto di imporre una serie di comportamenti maggiormente responsabili da parte di coloro che "adottano" micio e fido, che di fatto prendendo il cognome del "loro compagno umano" diventano parte integrante della famiglia». Non solo cani e gatti, ma anche tutti gli altri animali domestici, come canarini, conigli o furetti per esempio, potrebbero prendere il cognome di famiglia ed entrare così a far parte del nucleo familiare.
«Sono oramai tantissime le persone che trattano micio e fido come dei componenti della propria famiglia - spiega Lorenzo Croce, presidente di Aidaa e promotore dell'iniziativa - certo non come componenti umani, ma non riusciamo a capire perché anche loro, e con loro tutti gli altri animali domestici dai canarini, fino al cavallo di casa non possano assumere il nostro cognome, sono parte della nostra famiglia. È ora - conclude Croce - di superare il vecchio concetto di proprietà, cani e gatti ce lo dimostrano tutti i giorni che noi non siamo loro padroni ma al massimo loro compagni di avventura in questa vita, ed allora, se sono parte della nostra famiglia, tanto vale che vengano riconosciuti ufficialmente come tali e come tali trattati con diritti e doveri». A.S.

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