Conclave, la prima fumata è nera

Prima votazione dei cardinali per eleggere il successore di Benedetto XVI. Dal comignolo, come era prevedibile, è uscito fumo di colore nero per la delusione della folla che riempito piazza San Pietro

CITTA' DEL VATICANO. Si apre il Conclave che dovrà eleggere il successore di Benedetto XVI, ma il primo scrutinio produce una «fumata nera». Sono le 19.41, in una Piazza San Pietro bagnata da ore dalla pioggia, quando dal comignolo della Sistina compare il primo pennacchio di fumo, segno che i 115 elettori hanno deciso di votare già nel primo giorno, dopo l«'extra omnes»: l'esito però non è positivo. Per avere il nuovo Papa bisognerà procedere ad altre votazioni. Una situazione, questa, comunque più che prevedibile. Sarebbe stato clamoroso se già al primo voto fosse uscito il nome del nuovo vescovo di Roma, considerato anche il panorama della candidature tra cui, alla vigilia, non c'era ancora quella che potesse subito avvicinarsi al quorum di 77 consensi, pari ai due terzi del totale, necessari per l'elezione. È significativo, comunque, che i cardinali abbiano voluto procedere subito al voto, già nel primo giorno, senza porre tempo in mezzo: segno di una volontà di andare senza esitazioni alla conta, di saggiare il terreno sulle candidature in ballo, che vedono in pole position i nomi del cardinale di Milano Angelo Scola e di quello di San Paolo, Odilo Pedro Scherer. La giornata in cui si è aperto il primo Conclave da secoli con un altro Pontefice ancora in vita è iniziata con la messa solenne «pro eligendo Pontifice» nella basilica di San Pietro, celebrata dal cardinale decano Angelo Sodano insieme al resto del Collegio cardinalizio. Lunghissimo l'applauso dei cardinali e dei fedeli quando nell'omelia Sodano ha ricordato il «luminoso pontificato» e «la vita e le opere del 265/o successore di Pietro, l'amato e venerato Pontefice Benedetto XVI, al quale in questo momento rinnoviamo tutta la nostra gratitudine». «Preghiamo perchè il Signore ci conceda un Pontefice che svolga con cuore generoso la luminosa missione» di «presiedere la carità», ha detto ancora il cardinale decano, che non ha mancato di fare appello all«'unità della Chiesa», di cui la figura di Pietro è «fondamento visibile». Poi i riti del Conclave vero e proprio si sono aperti alle 16.30 con la processione, al canto delle Litanie, dalla Cappella Paolina alla Sistina, dove i cardinali, in «ottima forma» ha detto padre Federico Lombardi, dopo aver intonato il 'Veni Creator', hanno giurato uno ad uno con la mano sul Vangelo, prima che il cerimoniere pontificio, mons. Guido Marini, pronunciasse il fatidico «extra omnes». Le operazioni di scrutinio, all'ombra degli affreschi michelangioleschi, sono state precedute dalla «meditazione» del cardinale maltese Prosper Grech, ultra-ottantenne quindi non votante, che subito dopo ha lasciato la Sistina e i cardinali elettori alla loro «clausura». Alle 19.41 l'attesa fumata, inequivocabilmente nera, seguita da un boato di delusione della folla radunata in Piazza San Pietro. Fumata che è venuta in anticipo rispetto a quella del primo giorno del conclave 2005, che fu alle 20.04. Nel ritiro inaccessibile della Domus Sanctae Marthae (i cardinali sono attentamente sorvegliati nel tragitto da e per la Sistina, mentre è loro proibito l'uso di telefonini e tablet, essendo peraltro l'area interamente «schermata») gli elettori trascorreranno la prima notte meditando su come avvicinarsi alla giornata di domani, in cui sono possibili quattro votazioni. Una delle incognite è quanto potrà durare questo Conclave, tenendo conto che più di due giorni di votazioni darebbero il segno di una situazione bloccata e di uno stallo da cui si dovrebbe uscire solo con l'emergere di nuovi candidati al di là di Scola e Scherer. Tra i nomi accreditati quelli del franco-canadese Marc Ouellet, degli statunitensi Timothy Dolan e Sean ÒMalley, dell'ungherese Peter Erdo, dell'austriaco Christoph Schoenborn, mentre veri e propri outsider potrebbero essere il filippino Luis Antonio Tagle, il messicano Francisco Robles Ortega, l'altro italiano Giuseppe Betori. Il cardinale brasiliano Raymundo Damasceno Assis ha rivelato di essere preparato a trascorrere una settimana in clausura nella residenza Santa Marta. Per il cardinale di New York, Dolan, invece, la Chiesa cattolica avrà il suo nuovo Papa «entro giovedì sera, con la messa inaugurale il 19 marzo, festa di San Giuseppe». «Entro in Conclave con nomi in testa», ha affermato Dolan al Catholic Channel di una radio satellitare Usa. La candidatura di Scola è apparsa all'immediata vigilia la più forte, dotata di un pacchetto di circa 40 voti, lontano comunque dalla soglia dei 77. Scola, comunque, non sarebbe gradito a una parte degli italiani. Molte simpatie ha invece riscosso in questi giorni di congregazioni generali il canadese Ouellet. Su Scola, peraltro, proprio nel segreto della Sistina, potrebbe abbattersi uno scoglio molto spinoso. «Discuterò di Comunione e Liberazione in Conclave», ha detto un porporato europeo, chiedendo l'anonimato, al Wall Street Journal, che oggi ha puntato i riflettori sul movimento fondato da don Giussani per i suoi legami col più quotato tra i «papabili». «Il cardinale Scola è troppo legato alla politica», ha sentenziato l'anonimo elettore. Chissà se questo gli sbarrerà la strada.

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