Papa: Conclave al via, non c'è ancora un candidato forte

Qualcuno più accreditato di altri. Qualcuno dato tra i favoriti, ma dalle chance che poi non reggono alla prova delle urne. Qualcun altro magari non menzionato da nessuno , come successe a Karol Wojtyla . Tuttavia c'è una rosa di 13 nomi che pare essere quella giusta

ROMA. Qualcuno più  accreditato di altri. Qualcuno dato tra i favoriti, ma dalle  chance che poi non reggono alla prova delle urne. Qualcun altro  magari non menzionato da nessuno - come successe nel 1978 per  Karol Wojtyla - e che poi emerge a sorpresa e si rivela uno dei  Papi più grandi della storia. Come sempre la vigilia del  Conclave è un rincorrersi di voci e previsioni sui candidati  che più possono aspirare al soglio di Pietro. In questo  Conclave 2013 apparentemente non c'è un «papabile» indiscusso  e davvero favorito rispetto agli altri. Ecco chi sono i  candidati che domani entrano in Sistina con più possibilità.    

ANGELO SCOLA - Arcivescovo di Milano, 71 anni. Grande  esperienza pastorale: con Milano e prima ancora Venezia, viene  da due diocesi che nell'ultimo secolo hanno dato cinque Papi.  Uomo dalla solida dottrina, stimatissimo da Ratzinger (che lo  ebbe con sè nella rivista teologica 'Communiò), ma dallo  sguardo aperto sulla modernità. Impegnato nel dialogo  interreligioso con la Fondazione Oasis. Un passato in Comunione  e Liberazione, ma molto restio a farsi etichettare.    

ODILO PEDRO SCHERER - Arcivescovo di San Paolo, 63 anni.  Guida la diocesi più grande del mondo. Portabandiera dell'  episcopato brasiliano, e latino-americano in genere, che  rivendica un ruolo centrale nel governo della Chiesa. Conosce  bene la Curia, dove ha lavorato per anni alla Congregazione dei  vescovi. È anche nella commissione di vigilanza dello Ior. 

MARC OUELLET - Prefetto della Congregazione dei vescovi, 68  anni. Ex arcivescovo di Quebec, il canadese Ouellet ha una lunga  esperienza in Sudamerica, in particolare in Colombia, e guida  anche la Pontificia Commissione per l'America Latina. Appartiene  all'ordine dei Sulpiziani. Anch'egli sulla linea teologica di  Ratzinger (c'è il lavoro per 'Communiò nel suo curriculum), è  stato uno degli uomini di Curia più apprezzati dal Pontefice.  

PETER ERDO - Arcivescovo di Esztergom-Budapest, 60 anni.  L'ungherese Erdo è anche, da tre mandati, presidente del  Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (Ccee), il cui  vice presidente è Angelo Bagnasco. Rappresentante di una Chiesa  di frontiera, ha anch'egli nel suo passato la collaborazione a  'Communiò. Molto impegnato sul ruolo del cattolicesimo nel  Vecchio Continente e nei Paesi di antica cristianità, con  particolare riferimento alla difesa dei valori etici.  

CHRISTOPH SCHOENBORN - Arcivescovo di Vienna, 68 anni.  Appartenente all'ordine dei Frati Predicatori (Domenicani),  proviene da una delle famiglie austriache di più antica  nobiltà. Ex allievo di Ratzinger a Ratisbona, ha animato a  lungo il seminario estivo degli allievi del Papa emerito a  Castel Gandolfo, il «Ratzinger Schuelerkreis». E portatore di  una visione avanzata, aperta a fronti di discussione anche  «scomodi» per le gerarchie come quello sul celibato dei preti.   

TIMOTHY DOLAN - Arcivescovo di New York, 63 anni. Personaggio  carismatico, dalla grande carica umana, imbattibile nelle  pubbliche relazioni. È a capo della Conferenza episcopale degli  Stati Uniti, tribuna dalla quale non ha mancato di imbastire  dure polemiche con l'amministrazione Obama contro le leggi sulla  sanità che avrebbero obbligato anche gli ospedali cattolici  alle pratiche abortive, lanciando ripetuti allarmi contro gli  attacchi alla libertà religiosa.    

SEAN ÒMALLEY - Arcivescovo di Boston, 68 anni. Frate  cappuccino, ama vestire il saio e indossare i sandali. È stato  anche missionario sull'Isola di Pasqua. Ha affrontato la piaga  della pedofilia nella sua diocesi con pugno di ferro. Ha  un'immagine «pauperista», allergico ai lussi, avendo scelto di  non vivere nel ricco palazzo della Curia di Boston.    

PETER TURKSON - Presidente del Pontificio Consiglio della  Giustizia e della Pace, 64 anni. È arcivescovo emerito di Cape  Coast. È considerato il vero regista delle porpore africane,  con cui ha legami consolidati. Impegnato nel campo della pace,  della riduzione delle disuguaglianze economiche e sociali,  specie tra Paesi del Nord e del Sud del mondo. È incorso in  qualche gaffe, come quella di proiettare al recente Sinodo dei  vescovi un filmato allarmante sull'invasione islamica in Europa. 

 GIANFRANCO RAVASI - Presidente del Pontificio Consiglio della  Cultura, 70 anni. Biblista di fama, personaggio mediatico con le  sue partecipazioni e trasmissioni tv e le sue collaborazioni ai  giornali. Con il «Cortile dei gentili», spazio di dialogo con  i non credenti, ha messo in atto una delle iniziative che più  stavano a cuore a Ratzinger. Uomo di grande cultura e dagli  interessi trasversali, alla recente plenaria del dicastero ha  dedicato l'apertura all'esibizione di un gruppo rock.  

GIUSEPPE BETORI - Arcivescovo di Firenze, 66 anni. L'umbro  Betori, scampato anche ai colpi di pistola di un malintenzionato  a Firenze, è il più giovane cardinale italiano. È considerato  un «ruiniano» essendo stato segretario generale della Cei ai  tempi della presidenza di Camillo Ruini.    

LUIS ANTONIO TAGLE - Arcivescovo di Manila, 55 anni. Il  filippino Tagle è il secondo cardinale più giovane del Sacro  Collegio. Uomo di grande spiritualità, è considerato un  trascinatore di folle. Amatissimo dai suoi connazionali, è  l'astro nascente dell'episcopato asiatico, con in più la  particolarità di essere figlio di una cinese.    

FRANCISCO ROBLES ORTEGA - Arcivescovo di Guadalajara  (Messico), 64 anni. È stato tra i vescovi che hanno accolto  Benedetto XVI nel trionfale viaggio in Messico. Considerato un  outsider, ha interpretato il coraggio della Chiesa nel contrasto  alla criminalità in uno dei Paesi più violenti al mondo.  

JOHN ONAIYEKAN - Arcivescovo di Abuja, 69 anni. Se davvero  fosse la volta del «Papa nero», più di altri potrebbe essere  il nigeriano Onaiyekan a spuntarla. Presule di grande carità,  attivissimo verso i poveri e i diseredati, è stato attentissimo  a non esacerbare le lotte religiose nel suo Paese tra islamici e  cristiani, classificandole come «contrasti etnici».  

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