Province, è scontro Crocetta-Ardizzone

Diventa un caso politico il progetto di riforma: rischia di crollare il "modello Sicilia". Il presidente dell’Ars tuona: "Ognuno rispetti i suoi ruoli, è il momento di agire"

PALERMO. La riforma delle Province diventa un caso, che apre uno scontro istituzionale fra presidenza dell’Ars e Palazzo d’Orleans. E che rischia di mandare subito in frantumi il modello Sicilia, l’asse fra Crocetta e i grillini che in molti vorrebbero replicare a Roma.
Il caso nasce dal fatto che per mercoledì è stata fissata da tempo la prima seduta all’Ars in cui discutere della riforma delle Province. Il governo non ha ancora formulato un proprio testo ma il piano annunciato - rinvio delle elezioni di un anno e nell’attesa discussione sul migliore modello di riforma - giovedì non è passato in commissione. La prossima riunione in commissione è fissata per martedì ma sarà dura in questo clima arrivare a un’intesa che metta al riparo dalle burrasche d’aula il giorno dopo.
Per questo motivo ieri Crocetta ha messo le carte sul tavolo e ha chiesto al presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, di rinviare la trattazione della riforma. Contestualmente il governo presenterebbe una leggina per ottenere il rinvio delle elezioni di un anno, altrimenti si dovrebbe votare il 26 e 27 maggio prossimi, data già fissata anche per le elezioni in 142 Comuni.
La base di partenza è la trasformazione delle Province in «liberi consorzi di Comuni, come prevede lo Statuto, magari più numerosi. Potrebbe crearsi il libero consorzio dei comuni vicini a Marsala, che lo chiedono da tempo».
Ma la mossa non è affatto semplice. Giovanni Ardizzone ha annunciato che mercoledì porterà in aula la riforma, l’Ars non si limiterà a varare un rinvio delle elezioni. Il presidente dell’Ars ha parlato di «rispetto dei ruoli» e ha ricordato che questo «è il momento di agire e non delle polemiche».
Un servizio sul Giornale di Sicilia in edicola oggi.

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