Regionali, la Lombardia a Maroni

Dopo la guida del partito, ha coronato il sogno leghista e prende la presidenza della Regione

MILANO. Posizioni di grande prestigio nella Lega le ha sempre avute ma rimanendo un passo dietro l'indiscusso capo, Umberto Bossi. Caduto il vecchio leader dopo gli scandali che hanno coinvolto anche il figlio, Renzo, definito il Trota, Roberto Maroni si è preso il partito ed ora anche la Regione Lombardia.
Cinquantotto anni, sposato, padre di tre figli, avvocato con la passione per la musica pop, Maroni è stato uno dei fondatori della Lega e spesso Umberto Bossi, ricordando gli albori del Carroccio, ha raccontato quando su una vecchia auto, andavano in giro per la provincia di Varese ad attaccare i manifesti. In gioventù ha militato per un piccolo gruppo marxista-leninista ma Bossi è riuscito a convincerlo all'idea federalista e, in particolare, a quella di Bruno Salvadori dell'Union Valtotaine.
Fondatore, nel 1984, con Bossi e Giuseppe Leoni della Lega, già nel 1985 è stato eletto consigliere comunale a Varese e poi, nel 1992, parlamentare. Il grande salto è arrivato però nel 1994 con il primo governo Berlusconi. Tra i ministri leghisti è stato quello ad ottenere gli incarichi più prestigiosi: vicepresidente del consiglio dei ministri e ministro dell'Interno. Da ministro dell'Interno ha firmato il 'decreto Biondi' che aboliva la custodia cautelare per alcuni reati come la concussione e la corruzione, e consentiva così agli indagati di tangentopoli di tornare liberi. Maroni il giorno dopo, in seguito alle polemiche, si giustificò dicendo di essere stato imbrogliato e di non aver compreso fino in fondo la portata del decreto. Con la caduta del governo Berlusconi per Maroni, contrario a togliere la fiducia, iniziò un periodo molto complicato a causa della rottura con l'amico e leader Umberto Bossi. "Maroni - affermò Bossi - non è un problema politico, semmai è un problema umano perché io gli sono amico. Certo lui ha sbagliato, è stato toccato dal mago Berlusconi, ha creduto che il potere, le poltrone, i soldi fossero importanti. Ma Maroni sa che la Lega sa".
Sono seguiti gli anni della Lega secessionista e del Parlamento Padano e delle inchieste della magistratura sulla Lega. Bobo Maroni, quando la procura di Verona fece perquisire la sede di via Bellerio rimase coinvolto negli scontri e in seguito condannato. Dal 2001 al 2006, nel secondo e nel terzo governo Berlusconi ha ricoperto la carica di ministro del Welfare, introducendo lo 'scalone' (innalzamento dell'età pensionabile da 57 a 60 anni) e il 'superbonus', cioé la possibilità per i lavoratori che avevano usufruito del 'bonus' di continuare a lavorare senza andare in pensione. Nell'ultimo governo Berlusconi, caduto nel novembre del 2011, è stato ministro dell'Interno. Due i decreti sicurezza a sua firma. Nel primo, tra gli altri provvedimenti, ha introdotto la possibilità per i sindaci di adottare provvedimenti urgenti (cosiddette ordinanze) per prevenire la delinquenza urbana.
Inoltre ha attribuito al Procuratore della Repubblica nonché al direttore della Dia il potere di proporre l'adozione delle misure di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza e dell'obbligo di soggiorno nel comune di residenza o di dimora abituale. Ha introdotto la norma con il divieto di patteggiamento in appello per i reati di mafia. Nel secondo decreto ha istituito le cosiddette Ronde Padane e con il ministro Mara Carfagna il reato di stalking. Nel partito ha fondato la corrente 'Barbari sognanti' contro il 'Cerchio magico' dei fedelissimi di Bossi. Dal 5 aprile 2012, dopo le dimissioni del senatur dalla carica di segretario federale della Lega Nord per via dello scandalo Belsito, Maroni ha fatto parte, insieme a Roberto Calderoli e Manuela Dal Lago, del comitato incaricato dal partito di occuparsi transitoriamente della gestione ordinaria fino alla celebrazione del congresso. A Bergamo organizzò "la sera delle scope" per simboleggiare la voglia di pulizia dentro la Lega assicurandosi l'elezione al congresso di Assago.

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