Elezioni, boom del Movimento Cinque Stelle

Nelle proiezioni realizzate per la Rai dall'istituto Piepoli il partito di Grillo avanti con il 26,3%. Seguono Pd (24,6%) e Pdl (21,2%)

ROMA. Boom di Grillo, rimonta di  Berlusconi, centrosinistra avanti nelle percentuali e con in  mano la golden share del premio di maggioranza a Montecitorio,  anche se al fotofinish: molti si dicono vincitori di queste  elezioni ma il primo partito è quasi ovunque il Movimento Cinque  Stelle che ha terremotato il quadro politico. E il dato centrale  è che nessuna coalizione ha al Senato i numeri per governare da  sola.    

Pier Luigi Bersani dopo una intera giornata di silenzio  interviene e avverte: «gestiremo il risultato nell'interesse  dell'Italia». Il segretario del Pd mette quindi un paletto sul  ruolo dei democrats detentori, insieme a Sel, della maggioranza  assoluta a Montecitorio. Un concetto ripreso, sia pure con  diverse sfumature, dal partito di Nichi Vendola che, insieme al  Pd, fa una netta apertura a Beppe Grillo, portando ad ipotizzare   scenari di governo totalmente inediti.    

 Il centrosinistra, quando è stato scrutinato l'80 per cento  delle schede per il Senato e il 60 per cento della Camera, è  avanti a Montecitorio, dove seppure con un piccolo margine di  distacco percentuale dal Pdl-Lega, avrebbe la maggioranza netta  dei deputati per effetto del premio; ma al Senato la coalizione  di Bersani non ce la fa, per effetto della sconfitta nelle  regioni chiave.   Nessuno (nè Berlusconi, nè Bersani, nè Grillo) arriva alla  soglia dei 158 seggi di Palazzo Madama. Con questi risultati  la Camera Alta èpraticamente bloccata; e l'incertezza sul  futuro politico rimbalza subito sui mercati, dove lo spread tra  i titoli italiani e i bund tedeschi si impenna fino a quota   293.     Il risultato più eclatante è certamente quello di Beppe  Grillo. Gli elettori hanno premiato il movimento cinque stelle  che registra un boom che va oltre ogni aspettativa. L'M5S è  primo alla Camera ballando attorno al 25% con un infinitesimale  vantaggio rispetto al Pd (dati ancora parziali del Viminale). Il  centrosinistra arriverà al premio di maggioranza alla Camera  solo grazie all'alleanza con Vendola, che gli porta un altro 3,2  e ritorna in parlamento dopo l'assenza di una legislatura. Sia  il Pd che Sel cominciano a mettere i loro paletti avvertendo che  la prima mossa deve spettare a chi ottiene il premio di  maggioranza alla Camera.       

Berlusconi, va detto,  è autore di una netta rimonta; partito  da sondaggi che due mesi fa assegnavano al  Pdl percentuali  inferiori al 20%, oggi grazie alla campagna elettorale giocata  su temi caldi come la restituzione dell'Imu, al Senato è sopra  il 21 e con la Lega e gli altri alleati si avvicina al 30%  strappando al Pd i premi di maggioranza in Lombardia, Campania e  Sicilia e Veneto, impedendo così a Bersani di vincere a Palazzo  Madama. Il suo alleato leghista sconta l'attivismo del Cav  fermandosi sotto il 4 per cento.     Le urne hanno un sapore amaro per Mario Monti, che non  raggiunge il 10 per cento alla Camera: i suoi alleati centristi  Udc e Fli escono con le ossa rotte dalla prova elettorale. Fini  resterà fuori dal Parlamento mentre Casini, che ammette la  sconfitta, dovrebbe invece farcela al Senato.  Con questo  risultato (appena migliore al Senato) il progetto centrista  non  può nemmeno giocare il ruolo di ago della bilancia: i voti del  professore  non danno la maggioranza  nè al centrosinistra nè  al centrodestra.    Fallimentare l'esperimento di Rivoluzione Civile: la lista   messa insieme da Antonio Ingroia non raggiunge il quorum, e  l'insuccesso trascina fuori dal Parlamento anche Antonio Di  Pietro.    

Con questi risultati l'incertezza sul nuovo governo è  totale. Dal Pd, dopo la doccia fredda che ha gelato le speranze  di Bersani alimentate dai primi instant poll, sono  immediatamente arrivate una serie di precisazioni per escludere  la possibilità delle larghe intese e di «inciuci» con il pdl.  Per Stefano Fassina l'unica strada da percorrere è quella che  porta a nuove elezioni dopo l'approvazione di una nuova legge  elettorale. Enrico Letta in un primo momento si era pronunciato  per il ritorno alle urne, poi si è corretto.  Ma nel Pd c'è  anche chi pensa che sarebbe il caso di  avviare un dialogo con  il Movimento cinque stelle. Nel Partito democratico sotto choc  per una vittoria sfuggita sul filo di lana, tace Matteo Renzi,  lo sfidante di Bersani alle primarie: sono in molti oggi a  pensare che con lui alla guida del centrosinistra il risultato  sarebbe stato diverso.       Il Pdl non sembra disposto ad avallare la richiesta di nuove  elezioni : un'idea «irresponsabile» sostiene il Fabrizio  Cicchitto.  Angelino Alfano rinvia il momento delle proposte a  dopo lo spoglio completo della Camera e intanto parla del  «risultato straordinario» ottenuto da Berlusconi contro tutte  le aspettative.    

A ridersela sotto i baffi è Beppe Grillo. Il leader delle  cinque stelle, che ha spettato i risultati elettorali nel suo  orto, si gode il successo  e festeggia l'exploit con un tweet:  «L'onestà andrà di moda». Niente altro. E avverte, comunque  niente «inciuci».    Tutti gli occhi sono puntati sulle decine di suoi deputati che  sbarcheranno a Montecitorio, per capire come si muoveranno.  Rabbiosa, invece, l'amarezza di Ingroia che  ha accusato Bersani  di aver «consegnato il paese alla destra» rifiutando  ogni  accordo con Rivoluzione Civile. 

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